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Alfredo Rinaldi, il reduce invitato da George Bush alla Casa Bianca

Alfredo Rinaldi con le bombe ci ha convissuto per tutta la durata dell’Operazione Shingle. «Ancora mi sembra di sentirle - racconta emozionato - E mi sembra di vedere ancora le case distrutte, quei...

Alfredo Rinaldi con le bombe ci ha convissuto per tutta la durata dell’Operazione Shingle. «Ancora mi sembra di sentirle - racconta emozionato - E mi sembra di vedere ancora le case distrutte, quei cumuli di macerie». Alfredo ha 86 anni. Ne aveva 16 quando gli Alleati sbarcarono ad Anzio. «Sono nato ad Anzio, vicino al porto ma durante la guerra, la mia famiglia era andata a Roma», ricorda. «Quando ho saputo dello Sbarco sono tornato a piedi. Volevo vedere con i miei occhi. Ho percorso 57 chilometri. Una volta arrivato ad Anzio, gli americani mi hanno adottato. Ero la loro mascotte. Non mi hanno più lasciato andare via. Secondo loro sarebbe stato pericoloso tornare a Roma, quindi convivemmo per tutta la durata delle operazioni e anche oltre». «Gli americani - aggiunge - avevano trovato due cavalli. Io ci andavo in giro a cercare gli abitanti di Anzio e Nettuno. Non c’era nessuno. Era tutto deserto e tutto raso al suolo. Anzio specialmente. Era stata bombardata; il settanta per cento delle case era crollata. Stessa sorte toccò ad Aprilia. Tedeschi a nord d americani a sud combattevano a Campo di Carne. Io ingrassavo gli ingranaggi dei camion Gmc che andavano al fronte. Così mi sento di aver contribuito alla vittoria». Alfredo ha fatto la Campagna d'Italia. Con il cappellino da veterano e con una valigetta piena zeppa di reperti, ritagli di giornali e fotografie, racconta: «Ho seguito la compagnia americana fino alla presa di Roma. Poi sono stato a Civitavecchia, Piombino e Livorno. Ci siamo accampati al Calambrone e lì è finita la guerra». E dopo? «Mettevo le foto dei caduti sulle tombe, le mandavo alle famiglie. Per questo il presidente George Bush nel 2006 mi ha ricevuto alla Casa Bianca. Dopo 46 anni ho rincontrato i soldati americani con i quali ero stato in guerra. E loro mi hanno invitato ad Indianapolis.

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