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Kabobo fuori dal carcere «Deve stare in ospedale»

Aveva ucciso a picconate tre persone in strada

Le condizioni di salute mentale di Adam Kabobo, il ghanese che ha ucciso tre passanti a colpi di piccone, sono incompatibili con il carcere e deve essere trasferito da S.Vittore a un ospedale psichiatrico giudiziario. Lo ha accertato una perizia disposta dal tribunale del Riesame di Milano, che sulla base della perizia dovrà decidere. L’integrazione della perizia è stata depositata oggi, dopo l’istanza con cui i difensori del ghanese, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno, avevano chiesto al riesame il trasferimento di Kabobo in un luogo di cura, sempre in regime di custodia cautelare. La relazione del medico sarà discussa in un’udienza fissata per il 27 gennaio. Quindi i giudici del riesame prenderanno una decisione sull’eventuale trasferimento dell’imputato per il quale il procedimento con rito abbreviato comincerà il 6 febbraio davanti al gup Manuela Scudieri. Nei mesi scorsi, era già stato effettuato un esame psichiatrico su Kabobo, ma esclusivamente in relazione alla capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. La perizia aveva stabilito che il ghanese era processabile con il rito abbreviato e che non era totalmente incapace di intendere e di volere. Sempre questa relazione dei medici aveva accertato che Kabobo soffre di una forma di psicosi schizofrenica. Ora il Trinbunale del Riesame dovrà pronunciarsi sulla base della nuova perizia depositata oggi, sull’opportunità di scarcerare Kabobo, detenuto a San Vittore e trasferirlo in una struttura ospedaliera per detenuti affetti da problemi mentali. La storia giudiziaria di Kabobo inizia in Puglia nel luglio 2011. Arrivato da clandestino, il ghanese presenta istanza per l’asilo politico e ottiene un permesso di soggiorno temporaneo (come previsto dalla legge); tuttavia la commissione regionale, incaricata di valutare la sua situazione, respinge la domanda e mette fine alla validità del permesso. Come molti altri africani nella sua condizione, Kabobo fa ricorso e diventa «inespellibile»: non può essere allontanato dall’Italia prima della definizione della vicenda burocratica. Alla fine di luglio 2011 arriva nel Cara di Bari (Centro accoglienza richiedenti asilo), dove il primo agosto scoppia una rivolta tra i circa 200 ospiti, che lamentano i ritardi nel riconoscimento dello status di rifugiati. Sono 35 i poliziotti feriti per il lancio di pietre e decine gli stranieri fermati, tra cui anche il ghanese (accusato fra l’altro di furto aggravato). L’extracomunitario viene trasferito al carcere di Lecce. Qui, a conferma del suo temperamento burrascoso, si becca una denuncia per danneggiamento per aver spaccato un televisore. Dal penitenziario uscirà - a titolo definitivo - il 17 febbraio 2012. Il motivo del rilascio è disarmante: decorrenza dei termini di custodia. Da quel momento, diviene uno dei tanti immigrati clandestini in giro per il nostro Paese. Rispunta a Milano nell’aprile 2013, quando i carabinieri lo notano mentre si aggira davanti a una farmacia in viale Monza. Kabobo viene accompagnato in caserma per l’identificazione e il fotosegnalamento, dopo i quali è rimesso in libertà in quanto non risulta avere «pendenze giuridiche». Poiché è ancora in attesa di scoprire l’esito del suo ricorso, non può essere allontanato dall’Italia – è la legge – e una volta messo alla porta dai militari, si trasforma in un senzatetto.

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