Attualità

Marino bocciato anche dal Vicariato

Il settimanale diocesano attacca l’amministrazione sulle unioni civili e accusa: «La politica resta al palo dibattendosi tra emergenze irrisolte»

Inatteso. E per questo ancor più clamoroso. Anche per i tempi, considerando che oggi Papa Francesco si recherà in visita pastorale alla basilica del S. Cuore, accanto alla stazione Termini, punto di riferimento per tanti immigrati, rifugiati, senza tetto. Il settimanale ufficiale della diocesi «Roma Sette», in edicola oggi insieme ad «Avvenire», pubblica un editoriale del direttore Angelo Zema che sferra un durissimo attacco all’amministrazione capitolina. Una presa di posizione che parte dalla delibera sul registro delle unioni civili, definita «una forzatura giuridica, frutto di miopia politica», per bocciare senza appello «una politica che non sa guardare lontano, che vola basso e resta al palo dibattendosi tra le emergenze irrisolte della città». Zema spiega che la proposta del registro «intende tutelare e sostenere le unioni civili equiparandole alla famiglia fondata sul matrimonio per gli ambiti di competenza comunale. Un elenco che va dalla casa all’occupazione, passando per sanità e servizi sociali, scuola e altro ancora. Con il riconoscimento ai soggetti iscritti nel registro di agevolazioni e benefici che spettano oggi ai coniugati. Il pretesto, diremmo noi, è evitare ogni forma di discriminazione. Pretesto, sì, perché non può sfuggire agli occhi di amministratori che dovrebbero avere a cuore il bene comune l’assurdità di tale ragionamento. La vera discriminazione - continua il direttore di Roma Sette - consisterebbe nel trattare in modo uguale situazioni differenti, come sono le unioni civili e il matrimonio: nel secondo, infatti, due soggetti assumono precisi diritti e doveri di fronte alla legge, con rilevanza negoziale pubblica. Non si può barare con le parole. Così, finisce per rivelarsi grottesco parlare della delibera come di "atto concreto per la lotta a ogni forma di disuguaglianza". Con il varo della delibera, a essere discriminate sarebbero le famiglie. Distinguere non è discriminare ma rispettare: questo dovrebbe essere chiaro. A meno che non si voglia immaginare di fornire assist a normative nazionali - ancora inesistenti - o di preparare qualche coup de théâtre nella città del Papa, cuore della cristianità». Un’iniziativa, insomma, che non è altro che «un’idea priva di sostanza - conclude Zema - se si considera non solo l’inutilità giuridica di tale strumento ma anche il flop dei registri delle unioni civili in sei Municipi romani (meno di 50 coppie iscritte in 8 anni, come dimostrato da un’inchiesta di Avvenire)». È chiaro che il direttore del settimanale della diocesi del Papa esprime la posizione del cardinale vicario. E giova ricordare la profonda sintonia che esiste tra il cardinal Vallini e il Pontefice. È impensabile che il Papa non sia stato informato di questo attacco frontale. Dunque siamo di fronte a una stoccata che manda in frantumi il presunto idillio tra Marino e Francesco. Su temi sensibili, come le unioni civili, alla faccia di quanti rimproverano al nuovo corso del Papa di non intervenire abbastanza su questi argomenti o interpretano in maniera distorta presunte «aperture» alle coppie omosessuali. Ma soprattutto su quella guerra alla cultura dello scarto e all’emarginazione sociale che sulla carta vede Marino in sintonia col Papa salvo «rimanere al palo» di fronte alle «emergenze irrisolte della città».

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