L’affaire-Julie impazza in Francia e galvanizza i social network a caccia di scoop. Ultima notizia quella che l’attrice che ha cambiato la vita del presidente Francois Hollande, Julie Gayet, sarebbe incinta di quattro mesi. Se il presidente Hollande si è trincerato dietro la sua privacy per non rispondere alle domande imbarazzanti la Gayet ha deciso di querelare il settimanale «Closer». Nella vita è importante nascere «di sinistra». Perchè in quel caso ci si può permettere l’amante sui rotocalchi anche se si è presidenti della repubblica come Francoise Hollande e persino di mandare «a fan culo» una giornalista, se si è attori con il vento in poppa come Toni Servillo. Avessimo al posto loro avuto, ad esempio, un Silvio Berlusconi e un Franco Zeffirelli, i quotidiani sarebbero stati pieni di critiche e di deprecazioni per il presunto attentato alla libertà di informazione e per la scarsa gentilezza usata verso una lavoratrice donna. Con tanto di accuse di sessismo. E magari ci sarebbe scappata pure una predica sui cattivi maestri che istigano a comportamenti violenti contro l’altra metà della Luna. Così se ai tempi dello scandalo di Casoria e della lettera della moglie Veronica a « Repubblica», o di quelli delle escort che sono venute dopo, Berlusconi si trovava ad affrontare torme di inviati della stampa straniera che lo subissavano di domande sulla sua vita privata e sessuale anche durante le conferenze stampa del G8, domande cui non ha mai pensato di sottrarsi, ecco che ieri Hollande ha potuto godere della compunta omertà di tutta la «press de France» nelle quasi due ore e mezza di surreale «conference» . In quella che è una specie di cerimonia di inizio anno officiata dal presidente della stampa parlamentare d’Oltralpe, Hollande ha potuto godere del discreto darsi di gomito di tutti i partecipanti nelle quasi due ore e mezza di incontro. Solo tre o quattro domande sulla sua avventura erotica paparazzata con Julie Gayet, mezza domanda sul destino della ormai ex first lady, ricoverata in ospedale per choc dovuto a trauma da corna presidenziali, un accenno alla sicurezza (l’alcova era in una sorta di garconniere della mala corsa, ubicata a due passi dal ministero dell’Interno) e la cosa è finita lì. Un vero Re Sole. Da «l’etat c’est moi» a «le privacy c’est moi». Per chi ancora ricorda l’assalto all’arma bianca della stampa italiana e internazionale contro «il porco di Arcore» all’epoca della lettera di Veronica a «Repubblica», i conti in qualche modo non sembrano tornare. Così come non torna qualcosa nell’atteggiamento distratto ed arrogante del grande attore Toni Servillo, anche lui icona della «gauche caviar de noantri». Servillo, non avendo capito bene al telefono la domanda della giornalista di RaiNews24 ha pensato, forse per un riflesso iper difensivista, che la malcapitata stesse facendo qualche critica. E quindi, nel dubbio, la ha anche mandata «a fanculo» in diretta via cellulare. L’avesse fatto un regista di simpatie destrorse come Franco Zeffirelli, o anche un attore come Luca Barbareschi o come Giorgio Albertazzi, ci sarebbero stati gli interminabili editoriali di Eugenio Scalfari, la domenica su «Repubblica»”, per spiegarci tutti i difetti del maschilismo fascista e dell’arroganza della nuova destra berlusconiana rampante. Oltre che una concione sulla «prepotenza contro le donne che lavorano nei media», tipica degli «uomini vicini al Cav». Invece lo sgarbo e il fraintendimento con «vaffa» finale sono promanati dal grande Toni Servillo, icona della sinistra radical chic, e alla giovane collega di RaiNews24 toccherà farsene una ragione. Mica vorrà essere strumentalizzata dai fascisti e dalla impresentabile destra italiota?
Dalle corna al vaffa a sinistra tutto è lecito
Il presidente Hollande: la privacy c’est moi
