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Sloane, l'uomo che riuscì a ruotare la Concordia

Una lunga esperienza. Ha lavorato oltre 27 anni nel recupero in mare e offshore nel settore petrolifero

Ha raccolto la sfida e l'ha vinta, lasciando con il fiato sospeso il mondo intero, ancora una volta con gli occhi fissi sull'Isola del Giglio dove lo scorso settembre si è compiuto il miracolo. È Nicholas Sloane, l'uomo che ha ruotato la Costa Concordia. Ha comandato la sala controllo del parbuckling. Cinquantadue anni, sudafricano, golfista appassionato, vive a Somerset West, Città del Capo, con la moglie Sandra e i tre figli, Nicola e Johnathan di 17 anni e Julia, 10 anni. All'alba di martedì 17 settembre Sloane tira un sospiro di sollievo. Diciotto ore dopo l'inizio delle operazioni la nave da crociera è finalmente in piedi e il suo mastodontico progetto diventa ufficialmente un successo. L'ingegnere e il suo team raggiungono la terra tra gli applausi degli addetti ai lavori, dei tanti giornalisti, degli abitanti del Giglio. Eroe per un giorno, non esita a dire di aver vissuto l'ultimo periodo con grande tensione, quasi come stare sulle montagne russe. Nick Sloane ha una lunga esperienza nel settore: ha lavorato oltre 27 anni nel recupero in mare e offshore nel settore petrolifero, occupandosi del salvataggio e della rimozione di relitti in tutto il mondo. Nel corso della sua carriera è intervenuto, nel ruolo di Salvage Master, in numerose grandi operazioni di recupero tra Pakistan, Arabia Saudita,Yemen, Emirati Arabi, Stati Uniti, Australia, Papua Nuova Guinea, Brasile, Messico, Africa e Hong Kong.   È anche uno abituato a stare sotto i riflettori e in molti casi è stato esposto a un'intensa pressione politica, ambientale e pubblica, come in occasione degli interventi su AD-19, Tasman Spirit, Jolly Rubino, IkanTanda, Treasure, Sealand Express, CP Valour e Kota Kado. Nel 2011 si è occupato della petroliera Brillante Virtuoso, attaccata e incendiata dai pirati al largo di Aden, per passare successivamente al recupero della piattaforma petrolifera Jupiter-1 di fronte alle coste messicane. Nel 2012 si è occupato del naufragio della portacontainer Rena davanti alla Nuova Zelanda, per iniziare subito dopo la collaborazione con il team di recupero della Costa Concordia.

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