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Francesco «premia» la Chiesa dei poveri

Nosiglia e Moraglia tra gli esclusi eccellenti

Diverse conferme e qualche sorpresa nella lista dei nuovi cardinali annunciati da Papa Francesco all’Angelus di ieri in vista del concistoro del 22 febbraio. Il Pontefice ha dato un segnale chiaro assegnando la berretta a diversi presuli delle Chiese di Paesi poveri. È il caso dell’africano Philippe Ouédraogo, arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso), e dei due centroamericani, provenienti dalle nazioni più povere del continente, Leopoldo José Brenes Solórzano, di Managua (Nicaragua), e Chibly Langlois, di Les Cayes (Haiti), che con i suoi 55 anni è anche il più giovane fra i nuovi cardinali. Tra gli esclusi eccellenti, il patriarca di Venezia, mons. Moraglia, e l’arcivescovo di Torino, mons. Nosiglia, sedi tradizionalmente cardinalizie, come pure il belga Leonard. Francesco ha invece nominato alcuni titolari di sedi minori. È il caso di Gualtiero Bassetti, di Perugia, che il Papa stima moltissimo e viene dato in pole position per succedere al card. Bagnasco alla presidenza della Cei, o del filippino Orlando B. Quevedo, di Cotabato, nella tormentata isola di Mindanao. «Sono rimasto a bocca aperta» ha detto a caldo l’arcivescovo umbro, anche se il suo nome circolava con insistenza. L’ultimo vescovo di Perugia fu creato cardinale nel 1853: era Gioacchino Pecci, divenuto poi Papa Leone XIII. Un altro nome a sorpresa è quello del primate britannico Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di Westminster. I nuovi membri del collegio cardinalizio sono in tutto 19, di cui 16 elettori, provenienti da 4 continenti (manca l’Oceania). Come ha spiegato il Papa, appartengono «a 12 Nazioni di ogni parte del mondo, rappresentano il profondo rapporto ecclesiale fra la Chiesa di Roma e le altre Chiese sparse per il mondo». Quattro i curiali, su cui non c’erano dubbi: il Segretario di Stato mons. Pietro Parolin, il segretario del Sinodo dei vescovi, mons. Lorenzo Baldisseri, a cui il Papa donò il suo zucchetto rosso al termine del conclave, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, mons. Gerhard Ludwig Mûller, e il prefetto della Congregazione per il Clero, mons. Beniamino Stella. Poche sorprese anche per gli altri arcivescovi residenziali: sono il canadese mons. Gérald Cyprien Lacroix, di Québec, successore del card. Ouellet, mons. Jean-Pierre Kutwa, di Abidjan (Costa d’Avorio), il titolare di Rio de Janeiro, mons. Orani João Tempesta, il successore dello stesso Bergoglio a Buenos Aires, mons. Mario Aurelio Poli, il coreano mons. Andrew Yeom Soo jung, di Seoul, e il cileno di origine veneta mons. Ricardo Ezzati Andrello, di Santiago. Il Papa ha deciso di creare cardinali anche tre arcivescovi emeriti «che si sono distinti per il loro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa». Sono lo storico segretario di Giovanni XXIII, mons. Loris Francesco Capovilla, 98 anni, mons. Fernando Sebastián Aguilar, di Pamplona, e mons. Kelvin Edward Felix, di Castries (St. Lucia). Gli elettori al momento sono 122 ma il card. Re compirà 80 anni il 30 gennaio e nel corso di quest’anno saranno altri 10 a superare l’età consentita per entrare in conclave. Ieri il Papa ha anche amministrato il battesimo nella Cappella Sistina a 32 bambini. Tra loro anche Giulia, poco più di sette mesi, i cui genitori, Ivan e Nicoletta, non sono sposati in Chiesa ma solo con rito civile. «Oggi canta il coro, ma il coro più bello è questo dei bambini, che fanno rumore. Alcuni piangeranno, perché non sono comodi o hanno fame: se hanno fame, mamme date loro da mangiare. Tranquille» è stato l’incoraggiamento del Papa, che ha poi parlato della «catena della fede. Cosa vuol dire questo? Io vorrei soltanto dirvi questo: voi siete coloro che trasmettono la fede; voi avete il dovere di trasmettere la fede a questi bambini. È la più bella eredità che voi lascerete loro».

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