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«La vocazione non spunta dal nulla come un fungo»

L’elezione di Papa Francesco ha sicuramente risvegliato una grande attenzione, non solo mediatica, nei confronti della Chiesa e del messaggio evangelico. A ben vedere, quello che poteva apparire un...

L’elezione di Papa Francesco ha sicuramente risvegliato una grande attenzione, non solo mediatica, nei confronti della Chiesa e del messaggio evangelico. A ben vedere, quello che poteva apparire un po’ appannato, spento, non era il contenuto del messaggio stesso, quanto il modo di trasmetterlo. Come se sulla bellezza, sulla «gioia del Vangelo» fosse stesa una patina opaca di stanchezza. Non a caso l’ultimo Sinodo dei vescovi ha trattato il tema della nuova evangelizzazione e Benedetto XVI ha voluto un anno dedicato alla fede. In questo contesto il calo delle vocazioni religiose era una conseguenza quasi logica. L’arrivo di Bergoglio al soglio di Pietro sembra aver provocato una scossa positiva. Il Papa ha detto nel suo colloquio con i superiori generali, pubblicato dalla rivista dei gesuiti «La Civiltà Cattolica», che bisogna i religiosi devono «svegliare il mondo». Ma come si distingue una vocazione autentica? «Nel corso di un processo - risponde il direttore della rivista, padre Antonio Spadaro - La vocazione non è un fungo che si incarna, che spunta dal nulla. Ci sono segni che non appaiono all’esterno ma ai quali la persona che riceve la chiamata di Dio e quanti lo accompagnano nel suo percorso spirituale devono fare molta attenzione. Non a caso una delle "categorie" preferite dal Papa è quella del tempo, dei processi. La vocazione si sviluppa appunto secondo un processo». E quali caratteristiche deve avere un sacerdote o un religioso di oggi? «Quelle che il Papa ha detto sia oggi (ieri, ndr) a noi gesuiti durante l’omelia della Messa celebrata alla chiesa del Gesù sia durante il colloquio con i superiori: deve svuotarsi di se stesso per assumere i sentimenti di Cristo. Deve avere una disponibilità radicale di fondo a vivere secondo il Vangelo». Il Pontefice ha messo in guardia dalla «tratta delle novizie» e ha ribadito la linea del rigore di Benedetto XVI nell’ammissione dei giovani in seminario. «La questione della tratta peraltro è vecchia, il Papa ha fatto riferimento a una denuncia dei vescovi filippini che risale al 1994. Ma in linea generale il Pontefice ha fatto riferimento a un senso di prudenza. Voleva dire che nel momento in cui si fa un discernimento della vocazione bisogna essere molto prudenti. Attenzione, non si tratta di essere perfetti: siamo tutti peccatori, anche nella vita religiosa. Non può essere una norma rigida, altrimenti si contraddice proprio quello che vuole dire il Papa. Ma è importante la distinzione di Francesco: una cosa è essere peccatori ma disposti a cambiare, altro è essere corrotti». Ma questa maggiore severità nel selezionare i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa ha influito sul calo delle vocazioni? «Non ho un’esperienza diretta ma non penso che la prudenza nell’accoglienza, che è un obbligo, abbia a che fare con la crescita o la diminuzione delle vocazioni. Il punto è, per quanto possibile, avere vocazioni sante e solide. I numeri non contano». Il Papa ha lanciato un monito anche alla tentazione dei falsi profeti. «Si riferiva ai casi di persone che hanno assunto atteggiamenti ideologici, senza incarnare lo spirito della profezia. Bisogna distinguere appunto tra la profezia e la trasformazione del Vangelo in slogan ideologizzati al servizio di una visione del mondo che non è quella evangelica. Pose che possono essere attraenti ma non rivelano lo spirito del Vangelo». A questo proposito Papa Francesco ha ribadito la necessità di guardare la realtà dalla periferia per comprenderla meglio, senza ideologie astratte o fondamentalismi. «Esatto. Bisogna uscire dal centro con lo "sguardo obliquo" per capire la realtà che non è sferica ma poliedrica. Non possiamo guardare la realtà seduti al centro ma vivendo e cambiando posizione. Un religioso che non sia disposto a "vivere in periferia", in posizioni scomode, non è un buon religioso». Ma con i messaggi della società attuale, come si attrae un giovane alla vita religiosa? «Non c’è un metodo, una tecnica. Il Papa ci dice chiaramente "svegliate il mondo" dal torpore, perché la mondanità ha addormentato l’uomo. Bendetto XVI diceva che il Vangelo si diffonde non per proselitismo ma per attrazione. La vita evangelica attira l’uomo perché ad essa è profondamente chiamato. Come si attrae allora? Vivendo sul serio il Vangelo, testimoniando un modo diverso di vivere».

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