Attualità

Quei 58 fortini vietati alla polizia

Erica Dellapasqua Nell’ultimo censimento la Commissione capitolina alla Sicurezza contava 58 immobili, tra pubblici e privati, occupati dai movimenti di lotta per la casa sempre più organizzati e...

Nell’ultimo censimento la Commissione capitolina alla Sicurezza contava 58 immobili, tra pubblici e privati, occupati dai movimenti di lotta per la casa sempre più organizzati e tollerati sul territorio o da famiglie in presunta emergenza abitativa. La stima, ormai dell’aprile scorso, se aggiornata amplierebbe senza dubbio i confini di questa mappa dell’illegalità considerato che, proprio in quel mese, è partito uno «tsunami tour» – l’assalto in contemporanea di nove palazzine - che non si è più fermato. Ci sono i casi più recenti e meno eclatanti, un alloggio Asl all’interno dei condomini comunali di via Ferrini a Cinecittà il cui inquilino ha incredibilmente iniziato a ricevere anche la posta, quelli spudorati come Scup in via Nola a San Giovanni, «palestra e cultura popolare» rioccupata appena due settimane dopo lo sgombero quindi ribattezzata come «esempio di socialità» dallo stesso minisindaco del Municipio Susi Fantino, ed infine stati di fatto storici (l’ex Inpdap a Corso d’Italia dove le vedette rifiutano l’ingresso anche ai vigili) o "sanati": via Giovanni Battista Valente, negozi di proprietà dell’amministrazione, gli inquilini hanno chiesto il cambio di destinazione d’uso ed ora pagano le bollette a Romeo Gestioni, che gestisce per conto del Comune il patrimonio immobiliare. Un business, ha calcolato il presidente della Commissione Sicurezza Fabrizio Santori, oggi consigliere regionale, da 33 milioni, per la precisione 33 milioni 472mila euro all’anno, che paghiamo tutti. Partendo proprio dai costi, i conti rappresentano una media delle situazioni-tipo registrate dai vigili sul territorio cittadino: pagamento delle utenze che i proprietari, siano essi pubblici o privati, devono comunque onorare, danni materiali agli immobili, soluzioni alloggiative in alternativa all’eventuale sgombero, mancata rendita o pagamento di affitti quando il luogo occupato sarebbe invece sede di una Municipalizzata. Circa 40 edifici pubblici, 18 privati, il report spiega le spese sostenute per esempi. Quelli che sembrerebbero positivi, lo sgombero dell’ex ospedale Regina Elena in via Castro Laurenziano occupato da Action i cui inquilini sono però stati risistemati nei residence comunali, per il cui mantenimento il Comune spende oltre 35 milioni all’anno, e quelli invece negativi cristallizzati negli anni: Cotral Patrimonio spa non solo ha perso la disponibilità di una delle sue sedi (per la quale non avrebbe dovuto versare un affitto) in via dei Radiotelegrafisti 44, zona Laurentina – dove dal 2008 alloggiano illegalmente circa 300 extracomunitari – ma si vede anche recapitare le bollette di acqua e luce per importo che complessivamente ha superato i 350mila euro. La società, invocando infinite volte lo sgombero dei locali, ha minacciato anche il risarcimento danni. Che evidentemente pagherebbero sempre i romani. Santori chiede così un’indagine della Corte dei conti: «Palazzi interi inutilizzabili, allacci ai servizi abusivi, il cui costo sfiora i 100mila euro all’anno per un solo immobile, mancati introiti per vendite o affitti che costringono la proprietà a trovare soluzioni alternative dispendiose – incalza il consigliere - Le occupazioni rappresentano una pratica violenta ed illegale che va avanti da troppo tempo intimidendo amministratori, prefetti e burocrati, mentre il sindaco Marino è totalmente assente e il presidente della regione Zingaretti convoca inutili tavoli tecnici cercando una mediazione inaccettabile». Un problema, quello delle spese vive che ciascuna occupazione comporta, che va sommato alla difficile convivenza coi residenti delle aree prese di mira, fattore da non sottovalutare anche in termini di ordine pubblico. In via Flavio Stilicone al Tuscolano, tanto per continuare con le segnalazioni-paradosso, ai soggetti che si sono appropriati dei negozi sfitti di proprietà dell’Inps rendendosi responsabili di numerosi abusi edilizi il municipio ha anche concesso la residenza: nonostante i vari sopralluoghi della polizia municipale viste le condizioni di forte degrado in cui ormai versa l’intera strada, nulla si è mosso. Le divise non possono proprio avvicinarsi, invece, allo stabile di proprietà dell’Inpdap di Corso d’Italia: «L’occupazione abusiva da parte di famiglie di molteplici nazionalità – hanno scritto i vigili alla Commissione Sicurezza – risale a molti anni addietro e molte persone risultano residenti a tutti gli effetti di legge». Valutazioni precise è complicato farle poiché «è impedito a chiunque non abiti in detto stabile entrarvi – racconta la Municipale – fuori dal portone di ingresso, che viene tenuto chiuso, è sempre presente una persona che fa da vedetta».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.