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Trovati dopo una notte di paura i due bimbi persi in montagna

Infreddoliti e feriti nel bosco popolato da lupi e orsi. Hanno percorso da soli a piedi alcuni chilometri

SUBIACO Una brutta favola con un finale a lieto fine. Due bambini dispersi sui monti per quasi ventiquattro ore. Poi, quello che era iniziato come un dramma di Capodanno, si è concluso con un abbraccio ai soccorritori, commossi come fossero figli loro. La mamma che dopo una passeggiata nel pomeriggio si perde e girovaga tutta la notte per trovare la via di casa, abbandonando i figli in una grotta, dicendo loro che è un gioco, tipo nascondino. Una storia che ha dell’incredibile quella che ha visto protagonisti M. e N. fratellini romani di 4 e 5 anni che, insieme alla madre Alexia, nel pomeriggio del 31 dicembre, durante una passeggiata, si sono persi nei boschi di Monte Livata, ai confini delle province di Roma e Frosinone, nel comune di Subiaco. La donna aveva organizzato una passeggiata tra i boschi in attesa di festeggiare l’arrivo del nuovo anno con il cenone. Una gita con la slitta dalla quale rientrare prima del papà che, invece, aveva scelto di andare a sciare. È una famiglia che ama la montagna e lo sci e per loro le escursioni sono all’ordine del giorno. Un insieme di circostanze sfortunatissime e la tragedia è stata a un passo, e se non è finita male è perché a Subiaco e nei dintorni del monte Livata nessuno ha voluto aspettare l’arrivo del 2014. Tutti si sono subito mobilitati nella ricerca di Alexia e dei piccoli, il maschietto figlio dell’ex donna del suo compagno. Carabineri, agenti di polizia, uomini della Protezione Civile, Vigili del Fuoco, maestri di sci e decine di volontari, per ore ed ore, hanno passato al setaccio ogni angolo accessibile di quei boschi tanto belli e suggestivi di giorno quando pericolosi e insidiosi al calar delle tenebre. Chilometri e chilometri di faggete che danno riparo ad animali selvaggi. E per quasi ventiquattro lunghissime, interminabili ore hanno accolto anche i due bambini, forse quelli meno spaventati per quanto stava accadendo. E che, alla fine, sono usciti integri da un’esperienza drammatica, terribile. A dare l’allarme per primo è stato Emanuele Tornaboni, il papà, che, tornato dalle scita di fine anno, ha trovato la casa deserta. Così ha cercato la compagna e i figli in tutto il paese. Poi, sempre più disperato, si è rivolto ai militari dell’Arma di stanza a Subiaco. In meno di due ore nel paese di San Benedetto da Norcia sono arrivati una cinquantina di volontari del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico partiti dalle sei postazioni presenti in tutto il Lazio. A cercare la donna e i bambini c’erano anche gli uomini del Corpo Forestale dello Stato e i guardiaboschi. Eppoi, ancora, i tanti conoscenti della famiglia Tornaboni. Dalla Valle d’Aosta e dall’Umbria sono stati fatti arrivare i cani molecolari, veri e propri segugi che trovano persone scomparse anche nelle zone più impervie e sotto quintali di macerie. Il loro fiuto è stato essenziale ai soccorsi per rintracciare a notte fonda, e in una zona impervia, Alexia, la mamma. Camminava in stato confusionale e quando i soccorritori l’hanno raggiunta non ha saputo dire niente. Nei paraggi, dei due bambini non si è trovata traccia. L’ansia e la paura di trovarsi davanti l’ennesima tragedia della montagna non hanno però smorzato la voglia di ricerca dei volontari, che hanno continuato a scandagliare palmo a palmo l’intera area. Vasta e difficile, costellata di dirupi, torrenti e soprattutto frequentata da orsi, cinghiali e qualche lupo. Un habitat «innaturale» per due bambini così piccoli e una temperatura che scende oltre lo zero. «I piccoli erano a dodici chilometri dal punto in cui avevano iniziato la passeggiata nei boschi e da dove abbiamo poi ritrovato la mamma - ha detto il capitano dei carabinieri della Compagnia di Subiaco, Alessio Falzone -. La presenza di un guanto da bambino su un sentiero è stata essenziale per arrivare ai piccoli». Il dramma nel dramma si è presentato quando, alle due del mattino, i soccorsi hanno ritrovato la donna, sotto shock, semiassiderata e soprattutto senza i figli. Per alcune ore non sarà in grado di spiegare cosa possa essere accaduto tra i boschi e soprattutto dove i bambini possano essere finiti. Tutti temono il peggio. In questo periodo dall’anno il gelo può uccidere. Facilmente. Invece, alle 11,30 di ieri mattina, tra due torrenti e una parete rocciosa, M. e N. sono stati ritrovati. Vivi. Hanno risposto ai richiami dei soccorritori, e son scoppiate lacrime e abbracci prima che i due piccini venissero avvolti nelle coperte termiche. La bambina ha una lussazione a una spalla, il fratellino ad mano. «Due bambini "gagliardi" - ha detto Corrado Pesci, presidente degli speologi del Cnsas del Lazio - che nonostante lo spavento e la stanchezza, sono stati in grado di percorrere alcuni chilometri a piedi per scendere a valle». I due fratellini dispersi hanno chiesto acqua e arance prima di essere visitati dai medici dell’Ares 118 arrivati sul posto. «Non ci siamo fatti niente. Durante la notte siamo stati fermi. Di giorno abbiamo camminato e siamo caduti ma niente di grave» hanno detto a coloro che per primi li hanno individuati. Per poter arrivare a rintracciarli è stato necessario ricostruire i movimenti della donna. «Abbiamo trovato un guanto da bambino - ha spiegato il colonnello Magrini - e abbiamo compreso che quella era la strada giusta da seguire. I cani e i volontari hanno fatto il resto». «L’emozione provata dai miei volontari quando hanno individuato i due bambini - racconta Corrado Pesci del Soccorso Alpino del Lazio - è stata coinvolgente fino al punto che tutti siamo scoppiati in lacrime. Loro, per nulla spaventati , ci hanno raccontato di aver dormito su un albero prima e nella cavità poi. Una vicenda che solo i bambini possono vivere senza drammi». La Procura di Tivoli ha chiesto ai carabinieri un’ informativa. Alexia, infatti, ora rischia di finire sotto processo per abbandono di minore.

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