SUBIACO «Volevo solo lasciarli al sicuro. Dovevo trovare aiuto, dovevo trovare il modo di tornare a casa. Per questo li ho lasciati in quella grotta. Sapevo che potevano farcela, sono buoni, bravi e forti. Ero sicura che ce l’avrebbero fatta, sicurissima...». Alexia Canestraro è sotto choc. I Carabinieri del gruppo di Frascati e gli uomini del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio, l’hanno appena trovata tra i boschi di Monte Livata. La giovane mamma romana scomparsa nel primo pomeriggio del 31 dicembre insieme a suoi due bambini, M. e N., di quattro e cinque anni, è sola. Dei piccoli non si troverà traccia per le successive nove ore. Il suo è un soliloquio d’impeto più che un racconto ragionato. «Eravamo sulla slitta e cantavamo. Il paese era a valle, davanti a noi ma poi tutto è scomparso nella nebbia e nei boschi. È iniziata la paura, cercavo spazi visivi che non trovavo, ma credevo di riuscire a raggiungere Vallepietra. C’erano le luci ma più camminavo e più le vedevo lontane. A un certo punto mi sono girata e ho notato i bambini che iniziavano ad avere molto freddo e anche un po’ di fame. Non credevo potesse accadere tutto questo». Il racconto della donna continua. «Abbiamo lasciato il nostro residence "Il silenzio nell’infinito" poco dopo l’una (le 13, ndr). Un pranzo leggero per poter passeggiare con la slitta sulla neve e tra i boschi. Una bella gita programmata all’ultimo istante ma che tutti volevamo fare in allegria. Andavamo avanti felici poi, all’improvviso, mi sono resa conto di essermi persa. Erano all’incirca le quattro del pomeriggio. Ho provato a tornare indietro, ma ho perduto l’orientamento. Vedevo le luci a valle e ho pensato di seguirle. Sembravano vicine e invece erano sempre troppo lontane da raggiungere. I bambini erano sfiniti, affamati, ancora più infreddoliti e stanchi. Volevano tornare a casa». A questo punto, la decisione: «Per proteggerli ho pensato di lasciarli all’interno di una cavità naturale. Non era una grotta ma invece un largario tra le rocce. Ho detto loro che sarei tornata a prenderli nel giro di poco tempo. Di stare tranquilli e di restare abbracciati. Mi sono allontanata credendo di arrivare in paese ma invece mi sono persa. E’ stato orribile. Un incubo. Un qualcosa di pazzesco e indimenticabile». Alexia non lo poteva sapere. ma più o meno in quel momento, il padre dei piccoli, Emanuele Tornabuoni, preoccupato perché era tornato a casa e non aveva trovato nessuno, lanciava l’allarme a valle. L’uomo prima ha cercato la compagna e i figli in tutto il paese, mentre nel petto gli cresceva l’angoscia. Poi, disperato, si è rivolto ai carabinieri di Subiaco. Così, in meno di due ore, a San Benedetto di Norcia sono arrivati una cinquantina di volontari del Soccorso Alpino partiti dalle sei postazioni attive nella Regione Lazio. Ma torniamo ad Alexia. La donna parla confusamente. Non è stata immediatamente in grado di fornire qualche elemento utile a poter individuare la zona dove avrebbero potuto essere i bambini. I medici dell’ospedale di Subiaco, dov’è stata trasportata in ipotermia, hanno dovuto dapprima medicarla. «Quando mi hanno trovata avevo i piedi congelati, le braccia graffiate dai rovi, sono andata avanti con la forza della disperazione», riferisce lei. Alexia ha scansato cespugli e rocce per chilometri prima di essere ritrovata ad un’ora e mezza di cammino dalla frazione di Campo dell’Osso dove, nel periodo invernale, risiede con il compagno e i due bambini. Nella Capitale, ironia della sorte, la famiglia risiede in una strada di un quartiere residenziale che porta il nome di una località di montagna: via Cortina D’Ampezzo. Alexia continua: «Era una passeggiata come tante in attesa del veglione. Davvero, credetemi, i bambini erano felici. Per poterli lasciare poi in quel largario, tra le rocce, ho dovuto dir loro che era un gioco e che tutto sarebbe finito presto». Ai carabinieri aggiunge poco altro: «Abbiamo costeggiato alcune rocce e proprio in quel punto ho deciso di lasciarli non senza paura, non senza timore. Però non avevo scelta. Non avevo altra alternativa. Ci ho pensato e ripensato. Piangevano, erano stanchi. Eravamo tutti sfiniti e le luci di Vallepietra sembravano lontanissime. Ho pensato a loro ogni minuto, ogni secondo...».
«Li ho lasciati nella grotta per proteggerli dal gelo»
La donna si è persa con i bimbi, poi si è allontanata da loro per cercare aiuto, invano. «Piangevano, erano infreddoliti e stanchi. Ci ho pensato e ripensato, ma non avevo alternative»
