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Il Papa: Roma, la nostra città sospesa tra bellezza e povertà

Il Pontefice davanti ai fedeli durante il primo Angelus dell'anno

«Roma è una città di una bellezza unica, il suo patrimonio è straordinario. Eppure anche a Roma ci sono persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino. Roma è una città piena di turisti, ma anche di rifugiati, di gente che lavora, ma anche di lavoratori sottopagati e tutti hanno il diritto ad essere trattati con lo stesso atteggiamento di accoglienza ed equità, perché ognuno è portatore di dignità umana». Papa Francesco nelle ultime ore del 2013 e nelle prime del 2014 ha fatto sentire la sua voce, invitando i fedeli a non dimenticare chi, in queste ore di festa, vive momenti drammatici. «Noi cittadini romani pensiamo alla città di Roma. Cosa è successo quest’anno, cosa accadrà il prossimo? Com’è la qualità della vita in questa città? Dipende da tutti noi. Com’è la qualità della nostra cittadinanza? Quest’anno abbiamo contribuito nel nostro piccolo a renderla ordinata e accogliente? La città è come un mosaico, ciascuno di noi è corresponsabile, nel bene e nel male», ha detto il Papa in piazza San Pietro l’ultimo dell’anno. E poi, ieri, durante l’Angelus del Primo, un invito alla fiducia e alla speranza. Centomila fedeli attendevano il Pontefice in Piazza San Pietro che li ha salutati con un caloroso: «Buongiorno e buon anno!» «La prima Lettura ci ha riproposto l’antica preghiera di benedizione che Dio aveva suggerito a Mosè perché la insegnasse ad Aronne e ai suoi figli: "Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace". È quanto mai significativo riascoltare queste parole di benedizione all’inizio di un nuovo anno: accompagneranno il nostro cammino per il tempo che si apre davanti a noi. Sono parole di forza, di coraggio, di speranza. Non una speranza illusoria, basata su fragili promesse umane; neppure una speranza ingenua che immagina migliore il futuro semplicemente perché è futuro. Questa speranza ha la sua ragione proprio nella benedizione di Dio, una benedizione che contiene l’augurio più grande, l’augurio della Chiesa ad ognuno di noi, pieno di tutta la protezione amorevole del Signore, del suo provvidente aiuto», ha detto Papa Francesco durante l’omelia. «L’augurio contenuto in questa benedizione si è realizzato pienamente in una donna - ha aggiunto il Santo Padre - Maria, in quanto destinata a diventare la Madre di Dio, e si è realizzato in lei prima che in ogni altra creatura. Madre di Dio! Questo è il titolo principale ed essenziale della Madonna. Si tratta di una qualità, di un ruolo che la fede del popolo cristiano, nella sua tenera e genuina devozione per la Mamma Celeste, ha percepito da sempre», ha aggiunto il Pontefice. «Maria - ha proseguito Bergoglio - è da sempre presente nel cuore, nella devozione e soprattutto nel cammino di fede del popolo cristiano. "La Chiesa cammina nel tempo… e in questo cammino procede ricalcando l'itinerario compiuto dalla Vergine Maria" (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris Mater, 2). Il nostro itinerario di fede è uguale a quello di Maria, per questo la sentiamo particolarmente vicina a noi! Per quanto riguarda la fede, che è il cardine della vita cristiana, la Madre di Dio ha condiviso la nostra condizione, ha dovuto camminare sulle stesse strade frequentate da noi, a volte difficili e oscure, ha dovuto avanzare nel "pellegrinaggio della fede" (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 58)». «Il nostro cammino di fede è legato in modo indissolubile a Maria da quando Gesù, morente sulla croce, ce l'ha donata come Madre dicendo: "Ecco tua madre!" (Gv 19,27). Queste parole hanno il valore di un testamento e danno al mondo una Madre. Da quel momento la Madre di Dio è diventata anche Madre nostra! Nell’ora in cui la fede dei discepoli veniva incrinata da tante difficoltà e incertezze, Gesù li affidava a Colei che era stata la prima a credere, e la cui fede non sarebbe mai venuta meno. E la "donna" diventa Madre nostra nel momento in cui perde il Figlio divino. Il suo cuore ferito si dilata per fare posto a tutti gli uomini, buoni e cattivi, e li ama come li amava Gesù. La donna che alle nozze di Cana di Galilea aveva dato la sua cooperazione di fede per la manifestazione delle meraviglie di Dio nel mondo, al calvario tiene accesa la fiamma della fede nella risurrezione del Figlio, e la comunica con affetto materno agli altri. Maria diventa così sorgente di speranza e di gioia vera!», ha spiegato Bergoglio. «La Madre del Redentore ci precede e continuamente ci conferma nella fede, nella vocazione e nella missione. Con il suo esempio di umiltà e di disponibilità alla volontà di Dio ci aiuta a tradurre la nostra fede in un annuncio del Vangelo gioioso e senza frontiere», ha concluso il Papa. E ieri il Pontefice e il presidente Napolitano per telefono hanno avuto «uno scambio diretto di auguri e solidarietà - è stato spiegato in una nota del Quirinale - e questo si è aggiunto alle espressioni di augurio per il nuovo anno che si erano rispettivamente indirizzati, ieri sera e stamane, in occasioni pubbliche».

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