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Libero dal Cie, distrugge motorini e ribalta bidoni

El Rabh Adna Youssef, 31 anni è stato arrestato dai carabinieri dopo aver messo a soqquadro le strade di Roma. Era stato rilasciato dal Cie di Ponte Galeria

Se dai Cie parte la protesta per i periodi di detenzione troppo lunghi, è certo che tra gli immigrati c’è qualcuno che riesce a non farsi espellere semplicemente perché ha un procedimento penale in corso. È il caso di El Rabh Adna Youssef, 31 anni sedicente palestinese, che ieri è stato arrestato dai carabinieri dopo aver messo a soqquadro le strade di un intero quartiere di Roma ribaltando bidoni in ghisa, danneggiando centraline e scaraventando a terra prendendole a calci 21 moto parcheggiate in strada. Dubbi infatti esistono proprio sulla nazionalità dell’uomo che si è detto palestinese, ma tutto lascia pensare che non sia così . Il 31enne era stato rilasciato dal Cie di Ponte Galeria nei giorni scorsi, nel pieno della protesta delle bocche cucite di cui lui aveva fatto parte. Il pm, infatti, ha disposto la non espulsione perché gravato da un procedimento penale che inizierà nel 2015. Il 31enne, infatti, ha precedenti per resistenza, violenza e atti persecutori. L’uomo, senza fissa dimora e con una spiccata personalità violenta, è libero di vagare per il Paese senza nessun impedimento, in attesa di partecipare ad un processo a cui, con ogni probabilità, non si presenterà, così come fanno il 90 per cento degli immigrati nella stessa condizione. Uno stato di totale libertà che consente, come è successo, di continuare a delinquere. Tra gli extracomunitari che sbarcano sulle nostre coste, infatti, qualcuno già sa quali carte giocare per mettere in crisi il sistema dei rilasci dei permessi di soggiorno. Ad esempio, dichiararsi palestinese quando si mette piede in Italia per la prima volta, rigorosamente senza documenti, è uno dei trucchi più frequenti. Questa etnia mediorientale, infatti, vive nel nostro Paese in un limbo. Di fatto la Palestina è uno Stato più o meno riconosciuto, dove vengono rilasciati passaporti più o meno validi, che più o meno riconosce gli accordi internazionali sulla movimentazione degli immigrati. Soprattutto, il palestinese non può essere espulso perché non riconosciuto tale dall’autorità nazionale palestinese che non è in possesso di un reale censimento della popolazione, ma al quale non può essere riconosciuto lo status di immigrato poiché privo di passaporto rilasciato da un’autorità riconosciuta. L’immigrato può quindi dichiararsi palestinese a prescindere, e continuare a vivere e delinquere nel nostro Paese giovando di varie identità dichiarate agli organi di polizia. Potrebbe però essere condannato a piede libero per il sovraffollamento carcerario o la mancanza di un domicilio, che non sia uno dei tanti centri dove i clandestini riescono a munirsi di un tesserino con le generalità dagli stessi dichiarate, senza nessun accertamento delle autorità.

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