Continua a fomentare la protesta nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma. Mohamed Rmida, il 32enne tunisino condannato per terrorismo nel 2011, è ancora nel Cie e tenta in tutti i modi di creare il caos e accendere fuochi di rivolta tra i suoi compagni per i tempi di detenzione nella struttura. Per lui, però, non è ancora tempo di lasciare il Centro. Dopo aver scontato due anni e sei mesi nelle carceri di Velletri, Rebibbia, Civitavecchia e Viterbo è arrivato a Ponte Galeria dove ha fatto richiesta di asilo politico che è stata puntualmente rigettata poiché la Tunisia non ha una situazione politica tale da giustificare questo tipo di provvedimento. I tempi di permanenza per Rmida, dunque, si allungano. L’imam, considerato tale dalla comunità religiosa interna al Cie perché è colui che guida la preghiera, ha presentato ricorso all’istanza di rigetto, ma l’ufficio immigrazione ha ancora quindici giorni per esprimersi. Nel frattempo il 32enne tenta il tutto per tutto pur di fomentare disordini. Ieri, secondo quanto riferito dal Garante dei detenuti del Lazio, è ritornato a chiedere spiegazioni su un invio di soldi alla famiglia che ha fatto quando era ancora detenuto in carcere. «Abbiamo controllato le carte – hanno spiegato dagli uffici del Garante – e l’invio risulta fatto all’indirizzo che lui ha fornito». Sempre dagli uffici del Garante fanno sapere che Mohamed Rmida «è un tipo particolare». Quando era detenuto per scontare la sua pena in seguito alla condanna per terrorismo, infatti, ha sempre creato disordini. Una volta, in particolare, si sarebbe riempito di bombolette spray e ha minacciato di farsi esplodere se solo gli agenti si fossero avvicinati a lui. Una situazione complicata, dunque, da tenere sotto controllo. Intanto ieri nel Cie è stata giornata di espulsioni già, però, previste prima dell’inizio della protesta. In tutto sono state rimpatriate sei persone. Si tratta di due tunisini e due marocchini, due dei quali si erano cuciti la bocca sabato scorso e di due romeni che però nulla hanno a che fare con la protesta. Al momento, dunque, sono rimasti in dieci quelli che con il filo di una coperta e un frammento di accendino si sono cuciti le labbra. Novità anche sul fronte del presunto sciopero della fame indetto da alcuni immigrati. Su 55 persone, 40 non ritirano i pasti anche se, a quanto pare, si nutrono comunque con succhi di frutta e merendine. Tra i presenti al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, però, serpeggia ormai il tentativo di rivolta e ognuno mette in scena azioni dimostrative nel modo che ritiene opportuno. Sempre ieri, infatti, è stata la volta di una coppia di tunisini che hanno protestato per il negato asilo politico. Anche per loro, così come per l’imam, la motivazione è stata la stessa: la Tunisia non ha una situazione politica tale da giustificare questo provvedimento. E così è esplosa la loro rabbia. La donna avrebbe anche inscenato un tentativo di suicidio che, però, sin da subito è stato lampante trattarsi di una farsa.
L’imam continua a creare disordini
Continua a fomentare la protesta nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma. Mohamed Rmida, il 32enne tunisino condannato per terrorismo nel 2011, è ancora nel Cie e tenta...