Attualità

Troppe chiacchiere Richiamo alla Curia

«Facciamo tutti obiezione di coscienza»

Due incontri, completamente diversi ma entrambi di grande significato, hanno caratterizzato la giornata di ieri di Papa Francesco. In mattinata lo scambio di auguri natalizi, il primo, con la Curia; nel pomeriggio l’attesa visita all’ospedale Bambino Gesù. Il Pontefice, nel suo discorso a cardinali, vescovi e officiali della Curia nella sala Clementina, non ha lesinato i ringraziamenti a quanti lavorano al servizio della S. Sede, in particolare a quanti sono andati o stanno per andare in pensione. «Sappiamo bene che come sacerdoti e vescovi non si va mai in pensione, ma dall’ufficio sì, ed è giusto, anche per dedicarsi un po’ di più alla preghiera e alla cura delle anime, incominciando dalla propria!» ha detto il Papa, esprimendo poi la sua ammirazione per quanti lavorano «con dedizione, nel nascondimento» sul «modello dei vecchi curiali, persone esemplari». Francesco ha salutato il nuovo Segretario di Stato che «ha bisogno delle nostre preghiere» e ha sottolineato le due caratteristiche principali di un «curiale»: professionalità e servizio. Nel farlo, il Papa ha ammonito che «quando non c’è professionalità, lentamente si scivola verso l’area della mediocrità. Le pratiche diventano rapporti di "cliché" e comunicazioni senza lievito di vita, incapaci di generare orizzonti di grandezza. D’altra parte, quando l’atteggiamento non è di servizio alle Chiese particolari e ai loro Vescovi, allora cresce la struttura della Curia come una pesante dogana burocratica, ispettrice e inquisitrice». Indispensabile, poi, la santità di vita. «Santità nella Curia significa anche obiezione di coscienza» ha detto Francesco, facendo una pausa a effetto durante la quale ha lasciato scorrere il suo sguardo sull’intera sala, rimasta col fiato sospeso: «Sì, obiezione di coscienza alle chiacchiere - ha ripreso il Papa - Noi giustamente insistiamo molto sul valore dell’obiezione di coscienza, ma forse dobbiamo esercitarla anche per difenderci da una legge non scritta dei nostri ambienti che purtroppo è quella delle chiacchiere. Allora facciamo tutti obiezione di coscienza; e badate che non voglio fare solo un discorso morale! Perché le chiacchiere danneggiano la qualità delle persone, del lavoro e dell’ambiente». Di ben altro tenore l’incontro con i bambini ricoverati al Bambino Gesù. Francesco è stato accolto all’ingresso del pronto soccorso da 4000 persone. Gli sono stati regalati un «cuore», simbolo della campagna dell'ospedale per il rinnovamento della Terapia Intensiva Cardiochirurgica; un album di disegni; un bouquet di rose bianche da deporre ai piedi della Madonnina del Dipartimento di Emergenza. I primi a salutarlo sono stati Saverio, ormai diciottenne, il primo ragazzo a ricevere un cuore artificiale nel 2010; Simone, italo-etiope di 5 anni; Adriana, ecuadoregna di 12 anni; Xuejue, 11 anni; Mabbrouka, 17 anni. «Non state perdendo tempo, l'importante è seminare» ha detto il Pontefice agli operatori. Una visita fatta di poche parole e molti gesti. Baci, abbracci, carezze ma anche lacrime di profonda commozione. Nei reparti il Papa è entrato da solo, senza staff, perché ha espressamente detto di essere lì per incontrare i malati, non per visitare l’ospedale. Nella cappella Francesco, entrato tenendo per mano due bambini, è stato accolto da un fiume di applausi. Gli hanno donato una cesta con i fogli di «Poesie, sogni e preghiere» dei piccoli pazienti. «Cari bambini - ha detto il Papa - vi ringrazio per i vostri sogni, le vostre preghiere. Li presentiamo insieme a Gesù, Lui vi conosce meglio di tutti perché sa quello che c'è nel profondo del vostro cuore. Con Lui c'è un legame speciale, vi sta sempre vicino». Ancora una volta, parole e soprattutto gesti di speranza.

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