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Sottopasso pedonale rifugio dei «tossici»

Ore 21,30, stazione Tiburtina: è kasbah. Su tutto spicca il nuovo scalo ferroviario, poi la vecchia «appendice», il piazzale esterno delle biglietterie con panchine divenute ottimi letti per la notte e angoli puzzolenti. Tutto intorno, per strada, una fascia di pericolo, gruppi di ubriachi, chi si sbottona i pantaloni per urinare, chi si buca sulle scale per la tangenziale. I secchioni strabordano di rifiuti che finiscono a terra. Giacigli e tossici che «si fanno» al momento, spuntano ovunque anche nel sottopasso pedonale utilizzato dagli inquilini che abitano nelle palazzine cosiddette «dei ferrovieri», passaggio necessario a chi sta in quei condomini perché la circonvallazione Tiburtina li taglia fuori dalla città. Il panorama è sconfortante. Insicuro, malsano, semibuio. Senza contare l'ex centro ittiogenico della Regione Lazio, la cui recinzione in lamiera è stata sfondata, la struttura utilizzata abusivamente come dormitorio dalle pessime condizioni igieniche. All'inizio del giro si incontrano Holljwer Paolo e un giovane del «Circolo Tony Augello». Loro come altri dell'associazione, girano spesso per quest'area cercando di monitorare quanto accade. Lo scorso 30 ottobre i ragazzi del gruppo appesero uno striscione con su scritto «Stazione Tiburtina: vergogna di Roma!». «La situazione è insostenibile - dice Paolo - Perenni insediamenti abusivi nel sottopasso all'uscita della metro altezza via Lorenzo il Magnifico, aggravato dalla presenza di negozi etnici che vendono alcolici a qualsiasi ora e a prezzo stracciato. Rom che per tutta la giornata scippano e delinquono. Mancanza di pulizia e la complicazione del Sert in via Teodorico, di competenza dell'ex V Municipio». Attorno e sulle scale per il sottopasso diretto alla metro linea B e per il piazzale biglietterie della stazione, stanno accampati una quindicina di ubriachi urlanti, pronti a chiedere denaro. Poi siringhe, fazzoletti macchiati del sangue di chi si è bucato. Verso le 22 una parte dei nomadi e alcuni sbandati hanno già trovato riparo sotto i cavalcavia, fra cartoni e tende. Gli altri rom hanno preso in massa gli autobus della linea 135 per ritirarsi all'ex Museo della Carta sulla Salaria: ritorneranno la mattina dopo a razziare la zona. «Inutili quelle telecamere piazzate intorno al terminal dei bus: sono scollegate» continua Holljwer. Inoltrarsi nella stazione è già una vittoria anche se la camionetta con militari dell'Esercito e carabinieri rappresenta un'isola di sicurezza. Ci si infila lungo corridoi solitari dove i passeggeri vanno rapidi per mettersi in salvo ai binari. Tanti distributori di cibo e bevande, ma vuoti, in abbandono, angoli che puzzano di urina. Tutti i tapis roulant verso i binari non funzionano (da anni). Isolata e splendente la nuova struttura della stazione che guarda dall'alto tanta bruttura: come una signora ben vestita, sembra stare in punta di piedi per non sporcarsi.

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