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«Noi in ostaggio al posto dei Marò»

La provocazione di due disoccupati di Viterbo per far tornare i militari a Natale E a Firenze la «democratica» Cgil si oppone alle statuine dei marinai in un presepe

«Prendiamo noi il posto dei due Marò. Ci offriamo volontari». La proposta choc per far tornare Salvatore Girone e Massimiliano Latorre in Italia arriva da due disoccupati di Viterbo. Mentre tutti ripetono all’infinito che i due militari devono tornare in Italia al più presto, ci sono due persone, fino ad oggi sconosciute, che hanno deciso di passare dalle parole ai fatti. Luciano Fabbi, 54 anni, e il fratello Massimiliano, di 43, vogliono fare qualcosa per il loro Paese. «Una notte ho fatto un sogno - racconta Luciano - In quel periodo stavo vivendo un momento di particolare sconforto a causa del lavoro che non riuscivo a trovare e per motivi sentimentali. Mi sentivo un fantasma. Ho sognato San Francesco che mi diceva: "Luciano, non fare cattivi pensieri, ma fai del bene". Quando mi sono svegliato ho pensato ai due Marò, nessuno ne parla più, nessuno che fa qualcosa per loro. Così mi sono detto: voglio essere utile a qualcosa. Ho parlato con mio fratello e abbiamo deciso di offrirci volontari. Non mi illudo che la nostra proposta possa andare in porto. Ma se fosse possibile, almeno potrebbero tornare per Natale a casa loro. Nel loro paese dalle loro famiglie». Luciano e Massimiliano, allora, si sono rivolti alle istituzioni della loro città. Al sindaco di Viterbo, al prefetto e al vescovo. «Ma nessuno ci ha ricevuto», racconta Fabbi. Luciano, invalido civile al 50%, prima lavorava alla municipalizzata Cev di Viterbo, poi ha deciso di mettersi in proprio come imprenditore nel settore tessile. Ma la crisi non lo ha risparmiato e da allora non riesce a trovare più lavoro. Il fratello faceva il cuoco, il locale dove lavorava ha chiuso e anche lui è disoccupato. I due fratelli viterbesi sono pronti a restare in India anche tempo indeterminato, ciò che a loro interessa è di «poter far qualcosa di giusto». E se loro due non vogliono stare con le mani in mano mentre gli altri chiaccherano, nella «democratica» Firenze va in scena una polemica di cui non si sentiva la mancanza. La foto di Girone e Latorre è stata inserita nel presepe della sede dell’Inps in via Proconsolo. Apriti cielo. La Fp Cgil ne ha chiesto subito la rimozione: «Che in un ufficio pubblico si possa allestire un presepe o qualsiasi cosa abbia a che fare con un credo religioso è già materia delicata e dibattuta, ma abbinare a questo un proclama "politico" (nella foto se ne chiede la liberazione, ndr) è evidentemente un’offesa per chiunque abbia un minimo di buon senso e di buon gusto». Salvo poi precisare che ci sono battaglie giuste e battaglie sbagliate, battaglie che la Cgil definisce «politiche»: «Se le immagini fossero state riferite alle vittime della guerra civile in Siria o alle condizioni del Cie di Lampedusa, non troveremmo niente da dire. Il rinnovare (dopo un anno) l’appello alla liberazione di due connazionali, coinvolti in una vicenda controversa e ancora tutta da chiarire, è palesemente un segnale politico, che viene pure imposto dalla dirigenza Inps senza alcun confronto e avallo del personale». E mentre a Firenze va in scena questo siparietto ideologico, il ministro della Difesa, Mario Mauro, fa sapere che i parenti dei due militari passeranno il Natale in India con Latorre e Girone: «Tutti i familiari, più di 20 persone, potranno essere con loro». Il ministro, però, non mostra segnali di ottimismo: Il caso «rimane intricato - dice - L’ultimo ricorso dei difensori di Latorre e Girone ha centrato il punto, perché la Corte aveva convocato i due fucilieri di Marina per contestare l’accusa, ma sulla scorta di questo ricorso ha rinviato all’8 gennaio. Fino a quella data saremo in fervida attesa, ma in alacre attività soprattutto sul piano diplomatico. Ministero degli Esteri e Presidenza del Consiglio si stanno prodigando per risolvere uno dei casi più complessi che ci siamo mai trovati ad affrontare». Intanto per i due militari del battaglione San Marco, prigionieri di un sistema giudiziario contorto e di errori di strategia della diplomazia tricolore, si prospetta un Natale amaro.

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