È finita la fuga per i due evasi dal carcere a seguito di un permesso premio. Ieri il serial killer, Bartolomeo Gagliano, e il camorrista pentito, Pietro Esposito, scappati rispettivamente dal carcere di Genova Marassi e da quello di Pescara, sono stati rintracciati dalla polizia dopo una ricerca a tappeto partita immediatamente e estesa anche oltre i confini nazionali. Il serial killer scappato mercoledì scorso, è stato fermato a Montone, in Francia, dopo la sua fuga a bordo di una Panda verde. Esposito, invece, che ha fatto perdere le tracce di sé 24 ore prima di Gagliano, il 15 dicembre, è stato trovato a Forlì a casa della sorella. La soddisfazione per le catture è arrivata da più parti. Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, che ha comunicato al notizia della cattura di Gagliano in commissione Giustizia al Senato, ha esordito con un «evviva è stato arrestato anche l’evaso di Genova! È un regalo di Natale». Soddisfatto anche il ministro dell’Interno, Angelino Alfano che, sempre rispetto a Gagliano, ha parlato di «successo della polizia internazionale con 198 Paesi». E poi ha aggiunto: «Siamo a 51 latitanti arrestati: questo è lo Stato che funziona. Chi abusa della fiducia dello Stato paga il conto». Finita, quindi, la caccia al pericoloso criminale accusato di tre omicidi e un tentato omicidio, ma anche di rapine, detenzione di armi, possesso di sostanze stupefacenti, aggressioni ed estorsioni. Dopo giorni di ricerche e paura che Gagliano potesse tornare ad uccidere, finalmente è arrivata la svolta. A tradirlo proprio quella Panda di colore verde che aveva usato per scappare la mattina di mercoledì, dopo aver sequestrato e rapinato un panettiere. L’uomo, infatti, ha oltrepassato il casello di Ventimiglia senza pagare il biglietto. Il casellante ha subito avvertito le forze dell’ordine segnalando, appunto, una Panda verde. E ieri mattina la stessa vettura è stata vista dalla Gendarmeria francese in un parcheggio davanti all’Hotel Parisien di Mentone. Gli agenti, una vetrina tra italiani e francesi, hanno atteso l’arrivo dell’uomo e lo hanno circondato. Resosi probabilmente conto che la sua fuga era giunta al termine, non ha opposto resistenza e si è consegnato alle forze dell’ordine. In tasca aveva ancora la pistola 7.65 con il colpo in canna, la stesa arma usata per minacciare il panettiere di Savona Maurizio Revelli. Nella stanza in cui alloggiava, poi, sono state trovate altre munizioni di diverso calibro, oltre a pasticche che ora sono al vaglio per capirne la natura. Un uomo pericoloso, dunque, come confermato anche da Gennaro Capoluongo, direttore del servizio cooperazione internazionale di polizia. «Sono dispiaciuto per aver tradito la fiducia della dottoressa Verrina e del dottor Mazzeo (giudice di sorveglianza e direttore del carcere di Genova, ndr)», sarebbe state le prime parole del serial killer riferite dal suo legale. Andrea Gagliano, nipote di Bartolomeo, il serial killer di Enna trapiantato a Savona, ora è meno preoccupato: «L’hanno preso in Francia? L’importante è che sia finito tutto bene e che non abbia fatto del male a nessuno». Secondo l’avvocato Iavicoli, legale di Gagliano, il suo assistito si era pentito dell’evasione: «Mi ha telefonato oggi a mezzogiorno che si voleva costituire - ha riferito dopo il fermo - E invece l’hanno catturato prima». In mattinata, era prima arrivata la notizia dell’altra cattura eccellente. Quella di Pietro Esposito, il 47enne camorrista pentito e detenuto appunto nel carcere di Pescara. Anche lui uscito grazie ad un permesso premio del giudice di 8 ore e poi non ha fatto più ritorno. Gli uomini della Squadra Mobile di Pescara sono arrivati a lui grazie al suo cellulare. Non era la sua utenza, ma un numero telefonico attivato dalla compagna nei giorni scorsi. Attraverso il sistema di localizzazione è stato possibile individuare la zona dove poteva trovarsi l’evaso, facendo scattare il piano per arrivare poi alla sua cattura. Utili alla ricerca anche le indicazioni fornite agli agenti dalla polizia penitenziaria. L’uomo aveva finito di scontare la pena per due omicidi ed era in prigione proprio per una precedente evasione. Prima di pentirsi, sarebbe stato uno dei killer protagonisti della faida di Scampia. Fedelissimo del clan Di Lucia, stretto alleato dei Di Lauro, che poi contribuì a far arrestare con le sue dichiarazioni. Esposito, che avrebbe finito di scontare la sua pena a giungo 2014, era stato condannato per l’omicidio di Gelsomina Verde, una giovane 23enne torturata e uccisa nella faida di Scampia nel 2004. In seguito a quel delitto, il camorrista aveva iniziato a collaborare con a giustizia e stava finendo di scontare sei anni di reclusione. In passato è stato anche accusato di un altro delitto. Quando la polizia lo ha riconosciuto e fermato, ieri mattina a Forlì, Esposito non ha opposto resistenza. Avrebbe semplicemente ammesso: «Sì, Sono io». Sull’evasione di Esposito la procura di Pescara aveva aperto un fascicolo.
La fuga è finita. Catturati i due killer
Gagliano preso in Francia. Aveva ancora con sé la pistola con il colpo in canna. Esposito era dalla sorella. Entrambi avevano approfittato del permesso premio
