Una collezione di francobolli italiani del secondo dopoguerra è al centro di una contesa giudiziaria tra il senatore Carlo Giovanardi e Ugo Marchetti, un pensionato romano delle Poste nato nel 1920. Il politico modenese, recentemente passato al Nuovo Centrodestra di Alfano, è stato citato in giudizio davanti all’ottava sezione civile del Tribunale di Roma. Il 93enne chiede a Giovanardi la restituzione di 101 francobolli che gli avrebbe consegnato personalmente il 31 luglio 2002 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri o in alternativa la condanna al pagamento di 60 mila euro a titolo di indennizzo per arricchimento senza causa. Verso la fine degli anni ’90 Marchetti si era rivolto a Giovanardi, in quanto ministro e grande appassionato di filatelia, chiedendogli un aiuto per accelerare l’iter di dissequestro di alcuni francobolli di sua proprietà. Una volta che li ha riavuti, l’uomo «profano dei tempi del processo penale - si legge nell’atto di citazione - ha attribuito a Giovanardi decisive capacità e poteri di intervento a favore della propria causa». Per questo ha deciso di donargli una parte di quel materiale, offrendogli di scegliere i «pezzi» che più gli piacevano. Il senatore ha accettato l’offerta, evidenziando 101 francobolli, tra cui quello dell’occupazione tedesca di Zara. «La scelta è caduta sugli esemplari di maggiore valore - spiega il legale di Marchetti nell'atto - Avendo poi constatato che l’interessamento di Giovanardi nella vicenda relativa al dissequestro si era rilevato del tutto marginale e ininfluente, con lettera del 9 maggio 2005 ne abbiamo chiesto la restituzione». È iniziata una lunga corrispondenza, sfociata prima nella restituzione di 20 «pezzi» (diversi da quelli richiesti) e poi nel ricorso alla giustizia civile a marzo del 2006. I legali di Giovanardi ammettono che l’allora ministro ricevette più volte il pensionato a Palazzo Chigi e che il suo «interessamento, sul piano istituzionale e soprattutto sul piano pratico (con telefonate alle autorità giudiziarie), sia stato notevole», che «il valore dei beni ricevuti è modico» e di conseguenza la donazione legittima. Al contrario, il legale del 93enne sostiene che il materiale ceduto valga circa 80 mila euro e che in relazione al reddito del suo cliente (titolare di una pensione di circa 1.200 euro) la donazione debba essere considerata nulla senza l’atto notarile. «Mi ha provocato un danno grave - spiega Marchetti - Sono stato un imbecille, ma lui ha approfittato della mia ingenuità». «Non avevo chiesto io quei francobolli - si difende il senatore - è stato lui a darmeli. Ne ho scelto solo 3 o 4 pezzi, che tra l’altro valgono poche centinaia di euro. Li ho già dati al mio avvocato. Mettiamoli all’asta e il ricavato vada pure al signor Marchetti». Sarà comunque il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice a valutare il materiale filatelico.
Francobolli scomparsi, Giovanardi in tribunale
Guerra tra un 90enne e il politico: s’è preso miei pezzi pregiati
