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Cie di Roma, otto immigrati si cuciono la bocca

Protesta choc a Ponte Galeria contro l'eccessiva permanenza nel centro. Alfano: "A Lampedusa un episodio grave". Intanto Matteo Renzi sbarca in visita sull'isola

Chiusi nel Cie da troppo tempo. Senza sapere cosa ne sarà di loro, se e quando potranno iniziare a mettere insieme i mattoni di una nuova esistenza. Cinque immigrati, tutti pregiudicati, esasperati dalla permanenza nel Centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria a Roma, che evidentemente secondo la loro percezione si andava protraendo da troppo tempo, hanno deciso di cucirsi le labbra. Una protesta estrema: hanno preso ago e filo e si sono chiusi la bocca. A "guidarli" un imam tunisino di 32 anni che lunedì avrebbe lasciato il Centro e che, a quanto si apprende, mercoledì scorso, aveva avuto un incontro con il Garante dei detenuti del Lazio dove si era lamentato dicendo di aver fatto, dal carcere, un trasferimento di soldi alla sua famiglia ma che quel denaro non era mai arrivato a destinazione. Il Garante da tempo si batte perché passi il progetto di effettuare le identificazioni in carcere: se avvenissero nelle strutture penitenziarie, infatti, si ridurrebbero i tempi di permanenza all'interno dei Cie. Tunisini sarebbero tutti i primi quattro che hanno dato il via alla protesta. A questi poi si sono aggiunti quattro marocchini. Tutti e otto riportano ferite non gravi e sono già stati medicati. Il resto della struttura, fa sapere la questura, è tranquilla e non si registrano altri episodi di protesta. Ma su Ponte Galeria, come sugli altri sei centri di accoglienza sparsi sul territorio nazionale, tira aria di tempesta dopo la denuncia del Tg2 che ha mostrato le immagini del trattamento disumano riservato a Lampedusa ai migranti che per l' “anti-scabbia” venivano lavati nudi, in fila, con acqua gelida, come animali. Al video sono seguite le denunce di maltrattamenti, di minacce subite dagli ospiti del centro da parte dei dipendenti della “Lampedusa Accoglienza”, la cooperativa incaricata di gestire il centro. E poi i racconti delle condizioni igieniche al limite dell'accettabile, delle coperte mancanti, dei bagni rotti e inutilizzabili. Sulla situazione di Lampedusa è intervenuta l'Unione europea, con la Commissione che minaccia sanzioni e la revoca dei fondi; e poi il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che ha annunciato la rescissione del contratto con la “Lampedusa Accoglienza” e oggi ha riferito in Parlamento sulla questione. “E' un episodio grave. Non siamo disposti a transigere sui principi umanitari e costituzionali”. Nello spiegare il perché dell'episodio, Alfano ha detto che “i migranti mostravano sintomi di una malattia della pelle, e avrebbero dovuto essere visitati e trattati in una cabina di legno. Ma alcuni di loro,spazientiti, hanno cominciato a denudarsi all'aperto”, e il trattamento disinfettante sarebbe così iniziato all'aperto. Ciò “è inaccettabile su un essere umano”. Il ministro ha ricordato che in seguito all'episodio ha chiesto alla Croce Rossa di rafforzare il presidio sull'isola, in attesa che l'Avvocatura dello Stato si pronunci sull'eventuale affidamento diretto della gestione alla stessa Cri. A Lampedusa intanto oggi è arrivato Matteo Renzi. Il neo segretario del Pd ha detto di essere andato nell'isola per “chiedere a Giusi Nicolini (il sindaco di Lampedusa, ndr) di fare parte del direttivo nazionale del Pd. Comincio la mia storia di segretario da quest'isola perché qui comincia l'Italia. E Lampedusa è un posto dove i valori della fratellanza e dell'accoglienza sono molti forti". Secondo il rapporto “Arcipelago Cie”, pubblicato nel maggio scorso da Medici per i diritti umani, nel 2012 nei Cie sono transitate complessivamente 7.944 persone: di queste esattamente la metà (il 50,5%) sono state rimpatriate. Quelle fuggite sono state 1.049 (cioè più di una su otto) e 415 quelle dimesse per scadenza dei termini. Solo il 5% del totale, infatti, resta dentro i Cie per 18 mesi (termine che è cumulativo e riguarda il tempo di permanenza complessivo in caso di trattenimento successivo in diverse strutture). Il motivo è legato a un problema di efficienza. Se la polizia non riesce a identificare una persona in cinque o sei mesi, può farlo prendendosi del tempo in più. I cie in Italia in tutto sono sei. Erano tredici fino a due anni fa.

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