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Killer evaso, Cancellieri: il magistrato e il carcere sapevano bene chi era

Il ministro della Giustizia riferisce alla Camera sull'evasione dal carcere di Bartolomeo Gagliano e di Pietro Esposito: "Disposta un'indagine conoscitiva"

Su la fuga di Bartolomeo Gagliano, il serial killer evaso dal carcere Marassi di Genova martedì mattina durante un permesso premio in cui si era recato a trovare la madre a Savona, arrivano finalmente le parole del ministro della Giustizia. Annamaria Cancellieri “subito” chiarisce: “Sia il magistrato di sorveglianza che il carcere di Genova erano a conoscenza dell'intero percorso giudiziario del detenuto”. Per questo fa sapere di aver “disposto che venga predisposta un'indagine completa conoscitiva”. Il Guardasigilli riferisce alla Camera sull'increscioso incidente dell'evasione di Gagliano e su quella, seguita a pochissima distanza, di Pietro Esposito, l'ex camorrista che non è rientrato nel carcere di Pescara dopo un permesso di otto ore. Per ora si limita a dire che su quest'ultimo caso “sono in corso gli accertamenti necessari”. Accertamenti e indagini che il ministro promette per capire cosa sia successo, per capire perché chi era a conoscenza della pericolosità dei detenuti ha permesso che potesse capitarne la fuga. “Risulta in modo evidente come il giudice abbia avviato una istruttoria chiedendo all'istituto penitenziario e al servizio psichiatrico del carcere tutte le notizie necessarie proprio partendo dalla valutazione dell'ampio curriculum criminale di Gagliano”, dice il ministro. Che quindi conferma l'attenzione al rispetto delle procedure da parte di chi di dovere, ma proprio per questo smentisce il direttore del carcere Marassi che nelle prime dichiarazioni rilasciate sulla vicenda sembrava sostenere che il carcere non avesse conoscenza della reale situazione psichica e criminale del killer fuggito. Questo è smentito “dalla corrispondenza intercorsa tra la direzione del carcere e la magistratura di sorveglianza. Il giudice di sorveglianza, dunque, ha concesso il permesso sulla base di tutti gli elementi di conoscenza che erano necessari al fine di adottare quella delicata decisione, stando alle risultanze sin ad ora acquisite”. Insomma il carcere sapeva e il magistrato Daniela Verrina ha agito in piena coscienza. Nel ricostruire la vicenda, Cancellieri spiega che “mentre in una prima fase le istanze di permesso sono state tutte rigettate, con l'approssimarsi della data di liberazione di Gagliano, il giudice, sulla base dei pareri e delle relazioni richiamate, ha ritenuto di concedere i due permessi, proprio al fine di preparare il detenuto all'uscita definitiva dal carcere determinando la presa in carico da parte del locale dipartimento di salute mentale”. La questione va dritta al cuore del problema del funzionamento dei permessi “premio”, che il ministro considera “istituti irrinunciabili per 'attuazione del principio costituzionale della rieducazione della pena”, sui quali non si possono “trarre conclusioni affrettate ed emotive dettate da un singolo episodio”. Anche perché, secondo lo statistiche, la percentuale di casi di detenuti che evadono durante un permesso premio “è di molto inferiore all'1 per cento. Nel 2010 sono stati concessi 19.662 permessi e solo in 38 casi vi è stato un mancato rientro. Nel 2011 sono stati concessi 21.923 permessi con 48 mancati rientri e nel 2012 sono stati 25.275 permessi con 52 mancati rientri ed analoghi sono i dati del 2013. Senza contare che, nella maggior parte dei casi, gli evasi vengono ricondotti all'interno del carcere" I permessi premio garantiscono “più sicurezza, non meno”, perché sono “strumenti necessari e irrinunciabili per il reinserimento dei detenuti in base all'articolo 27 della Costituzione”, ragiona Annamaria Cancellieri, “servono a far riprendere ai detenuti i contatti con la famiglia e il territorio per evitare che, una volta scontata la pena, riprendano le condotte per cui erano stati condannati". Nel caso di Esposito e Gagliano, comunque, “entrambi i detenuti evasi avrebbero finito di scontare a breve la loro pena”, dice il Guardasigilli, quasi a minimizzare la fuga. Tuttavia, ha aggiunto: "Nnon vi è dubbio che la vicenda ha destato allarme e preoccupazione nell'opinione pubblica. Di questo, nel rispetto dell'autonomia ed indipendenza del giudice, intendo farmi carico anche approfondendo ulteriormente l'accaduto”.

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