Mentre i malati di Sla esasperano le proteste e con manifestazioni continue chiedono sempre più forte di potersi curare col metodo Stamina, i verbali dei Nas, tenuti finora segreti, avallano il dubbio, coltivato da molti, che possa trattarsi soltanto di una grande illusione. Il metodo Stamina, addirittura, sarebbe un imbroglio nel nome, perché di cellule staminali nelle infusioni del professor Vannoni non ci sarebbe traccia. Non solo, sarebbero rischiose per il rischio di trasmissione di malattie infettive come l'Hiv e il morbo della mucca pazza. Una stroncatura senza appello quella contenuta nel parere del Comitato di esperti nominato dal ministero della salute. I documenti, finora non pubblicati, vengono citati oggi da un articolo su La Stampa. E riportano considerazioni molto simili a quelle rese dall'Agenzia Italiana del Farmaco nella relazione sull’ispezione del maggio 2012 agli Spedali Civili di Brescia, dove si coltivavano le cellule per Stamina. Senza garanzie di sicurezza, secondo l'Aifa. Perché il rischio, la cui possibilità è stata più volte sottolineata, è proprio quello della contrazione di malattie infettive per i mancati controlli sulle cellule base dei donatori. Che vengono coltivate, si è scoperto, nel siero fetale bovino. Col rischio ulteriore di contaminazione da Bse, la sindrome della mucca pazza, perché non c'è la certezza che il siero provenga da bovini allevati in zone e Paesi privi di Bse. A queste accuse, oggi, si aggiungono quelle dei Nas. “Le cellule somministrate possono essere leucociti del sangue, di solito mescolati ad altre componenti minori, oppure cellule più purificate quali le cellule mesenchimali estratte dal midollo osseo”. Insomma non è chiaro cosa ci sia davvero dentro le infusioni di Vannoni. E ancora più dure sono le constatazioni degli scienziati del comitato, il cui parere ha di fatto bloccato la sperimentazione ufficiale della cura. “La popolazione cellulare che si ottiene non è purificata, non è omogenea, non è una popolazione di cellule staminali”, si legge nel documento secondo quanto riportato su La Stampa. Ma sopratutto non è confermata l'intuizione centrale su cui si basa la cura, perché non si riesce a dimostrare che le cellule del midollo osseo – che forse non sono nemmeno presenti – possano trasformarsi in cellule neuronali con fini terapeutici delle malattie neurodegenerative. E in più il terreno di coltura delle cellule “contiene antibiotici”, mettendole a rischio di tossicità. "Tutte bufale", risponde Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation e inventore della cura. "Le nostre cellule sono ben caratterizzate, sicure, e sono certamente staminali". "All'ospedale di Brescia - ricorda - gli ispettori non hanno ritirato le cartelle biologiche di ogni paziente, in cui si vedrebbe che il siero fetale bovino utilizzato viene da zone Bse free, quindi non c'è' assolutamente rischio di mucca pazza". Il parere negativo del comitato, comunque, è stato giudicato non imparziale dal Tar del Lazio, che lo ha quindi sospeso. Il governo non ha ricorso contro l’ordinanza del tribunale amministrativo, e la sperimentazione per ora è bloccata in attesa della nomina di un nuovo pool di esperti che decida sulla reale opportunità di avviarla. Nella tempesta delle polemiche, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin mantiene ferma la barra: “Su Stamina serve chiarezza perché non ci siano più dubbi”.
“Stamina senza staminali”, il parere choc del comitato scientifico
Prime rivelazioni sui verbali degli esperti del ministero della Salute e dei Nas. La cura rischia anche di trasmettere l'Hiv e il morbo della mucca pazza
