Parlavano di case al mare e di villette in collina come normalissimi investimenti fruttuosi ma in effetti aprivano una nuova, profondissima, crepa nella credibilità del dorato mondo della pedata italiana. Non sono bastati, ai predatori delle scommesse sportive, gli arresti effettuati dalle forze dell’ordine in quattro distinti filoni dell’inchiesta cremonese sul calcio scommesse. Né è bastato lo scandalo planetario che ha portato sulle pagine dei media i volti di tanti campioni (o presunti tali) che arrotondavano lo stipendio con i proventi delle truffe: la cricca che gravita attorno alle quote sui risultati delle partite di calcio (coinvolti, secondo l’ipotesi di reato formulata dalla procura lombarda i campionati di serie A, di serie B e della Lega Pro) non guardava in faccia niente e nessuno pur di rimettere in piedi il complesso meccanismo che univa tra loro dirigenti sportivi già protagonisti di fallimenti sportivamente dolorosi, ex calciatori sconosciuti al grande pubblico, faccendieri siciliani dall’invidiabile faccia di bronzo, e misteriosi imprenditori cinesi da cui reperire i capitali per corrompere calciatori e dirigenti infedeli. Figure tra loro professionalmente e culturalmente distanti, che convergevano verso un unico obiettivo però quando si trattava di mettere in piedi le combine sulle partite sulle quali scommettere (e vincere). Protagonisti di questo ennesimo calcione alla credibilità dello sport nazionalpopolare sono l’ex presidente dell’Ancona, Ermanno Pieroni «personaggio ben noto nel mondo calcistico – scrive il giudice per le indagini preliminari - già condannato per bancarotta fraudolenta e fallimento in quanto presidente, fino al 2006, della società sportiva Ancona Calcio (poi scomparsa), della quale, peraltro, faceva parte anche il noto Pirani Marco, già tratto in arresto nell’ambito della presente inchiesta», Salvatore Spadaro (il fantomatico mister X saltato fuori, ancora senza un nome, nei precedenti filoni dell’inchiesta, e finito ieri agli arresti), Cosimo Rinci (l’uomo che faceva da trait d’union tra lo stesso Spadaro e Pieroni nel tentativo di truccare le gare su cui scommettere, finito in manette), Fabio Bruno Quadri (che secondo le ipotesi della Procura di Cremona cercava i canali di approvvigionamento per il denaro necessario ad aggiustare le partite), Qiu Wang Yi (il cinese che si fa chiamare “Massimo” per comodità e che, fiutata la possibilità di guadagnare una montagna di soldi attraverso il giochino delle partirte combinate, garantisce il contante), Simone Grillo e Salvatore Antonio Intilisano che provvedevano a contattare calciatori accomodanti e “investitori” stranieri appartenenti al gruppo degli “albanesi”. Un gruppo eterogeneo che secondo le ipotesi d’accusa, sarebbe intervenuto (o avrebbe tentato di farlo) su 53 match dei campionati italiani di calcio tra il sette aprile del 2013 e l’11 maggio dello stesso anno, in concomitanza con la parte finale dei campionati. «Non vi è dubbio - scrive il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini nell’ordinanza di ieri - che le somme che sono state movimentate dagli associati non hanno costituito soltanto un corrispettivo di informazioni su risultati certi, o supposti tali, forniti di volta in volta da altri soggetti che sono venuti a conoscenza di accordi tra squadre o di attività corruttive compiuta da terzi su calciatori e dirigenti. Vi sono molteplici elementi che fanno ritenere che i componenti del nuovo gruppo avessero piena coscienza che il denaro da loro fornito forse impiegato anche per pagare chi questi risultati avrebbe dovuto realizzare». Una sorta di rivisitazione della truffa “a piramide” in cui tutti gli ingranaggi del complesso macchinario guadagnano qualcosa, e più si sale in questa paradossale scala gerarchica, più si guadagna. Quando mister X si vantava del risalto sui giornali A capo della nuova organizzazione che si era messa «in sonno» in attesa che passasse la bufera degli arresti, ci sarebbe il messinese Salvatore Spadaro, già invischiato nei precedenti filoni dell’inchiesta anche se il suo nome non era mai spuntato fuori prima. È lui che trova e cura con attenzione i contatti con i dirigenti infedeli; ed è sempre lui che, in uno sviluppo «verticale» dell’associazione, si occupa di mantenere caldi i contatti con i possibili finanziatori in grado di garantire il contante necessario per aggiustare le partite. Ed è sempre lui, che pur di non farsi scappare il treno di soldi cinesi garantiti da Qiu Wang Yi, spinge il fedele Rinci a presentargli Pieroni, la fonte che si occupa di tenere i contatti con il mondo del calcio giocato. E pur di conoscere personalmente la fonte da cui arrivano le dritte sulle partite che, almeno a livello ipotetico, si potevano aggiustare a tavolino, lo stesso Spadaro non esita a far valere il fatto che, sotto lo pseudonimo di mister X, era finito per mesi sui quotidiani italiani. Spadaro si rende conto che l’aggancio con il cinese è fondamentale per mettere in piedi gli affari del gruppo e vorrebbe essere lui a trattare direttamente con tutti i protagonisti di questa vicenda amara, senza passare da alcun intermediario. Pieroni, a questo punto, finisce per essere fondamentale e Spadaro che ancora ignora chi si nasconda dietro Rinci fornendogli le notizie sulle partite truccate, insiste per conoscerlo: «Ma compare - dice Spadaro all’amico ignorando di avere il telefono sotto controllo - se tu riesci a creare l’appuntamento io ti garantisco che a questo lo ubriaco....perché io so’ i discorsi che gli devo fare.... tu mi devi presentare solo come quello che sai tu...gli dici io la so questa storia....e ho la possibilità di metterlo in contatto.... compare forse non hai capito... tu gli devi dire che sai la storia....la storia quella.... misteriosa....capito?... glielo devi dire compare!...io ti posso mettere in contatto.. tu questo gli devi dire compare...perchè allora....». Il regalo al cinese, il contatto con l’imprenditore cinese che garantisce il contante sta alla base di tutto il meccanismo dei presunti truffatori, e pur di tenerselo buono e garantirgli che le persone con cui è entrato in contatto sono serie e affidabili, il gruppo decide di fornire gratis le prime informazioni sulle partite «sicure». Un regalo che serve «così almeno socializziamo» spiega Spadaro a Quadri: Spadaro contattava quadri alle 13,27 con il suo cellulare e, «incautamente – scrivono i giudici – diventava ancora più esplicito, specificando che gli avevano dato la certezza al 95%. Aggiungeva che gli forniva quel risultato per far vedere (al cinese) che loro non “tiravano bidoni”». A questo punto, il 13 aprile 2013 alle 13,56, Quadri contattava il referente cinese «Massimo», e cioè Qiu Wang Yi, chiedendo di raggiungerlo nel giro di un quarto d’ora. «Dobbiamo desumere, pertanto, che Quadri abbia fornito a “Massimo” il cinese l’anticipazione del risultato. In seguito i due si tengono in contatto telefonico anche durante lo svolgimento della partita». Contatti frequentissimi tra i due interlocutori: contatti che parlano di una presunta combine tra il Varese e il Livorno (campionato di serie B) che in effetti finisce come suggerito dal gruppo, con la vittoria rotonda della squadra labronica. Il 13 aprile alle 13,04, dopo la partita, vi è una conversazione tra Spadaro e Quadri in cui il primo, grazie al risultato ottenuto dal Livorno, celebra il suo trionfo, manifestando l’intenzione di salire al nord. Al cinese il gruppo regala solo il «suggerimento» su Varese Livorno ma, a sentire le telefonate tra Rinci e Spadaro, ci sono altre dieci partite il cui risultato sembrerebbe già predisposto a tavolino: si tratta del Barletta (dato per vincente sul Prato) del pareggio tra Melfi e Pontedera e dei risultati di Trapani, Pisa, Perugia, Sorrento, Viareggio, e Pavia. Un filotto di nove risultati giusti su undici: una bella media, considerato che si trattava di gare che si disputavano nell’arco brevissimo di due giorni tra il 13 e il 14 dell’aprile scorso. Avanti tutta, il regalo al cinese è stato un ottimo investimento. L’imprenditore «milanese» ora si fida e l’affare può andare in porto. Quadri diventa lo scommettitore ufficiale di Wang Yi e, nell’arco di poche ore scommette in nome del sodale cifre importanti. «Quadri - si legge nell’ordinanza - effettuava numerosissime scommesse per conto del cinese Qiu Wang Yi detto “Massimo” – particolare che viene esplicitato. Dette scommesse, che presso un’agenzia toccano anche la ragguardevole cifra di 21.000 euro, in ogni caso sono sempre di migliaia di euro. Si tratta evidentemente delle scommesse a seguito delle indicazioni che Quadri ha ricevuto da Spadaro e quest’ultimo dal Rinci in occasione degli incontri del giorno precedente. Tutti e tre i risultati oggetto delle scommesse puntualmente si verificheranno: (Juve Stabia -Ternana “X”, Bari Spezia “1”, Livorno-Vicenza 1 – partite giocate tutte il 27 aprile 2013). Dalle cabine pubbliche ai cellulari. I contatti frenetici che Spadaro mantiene con i suoi sodali, avvengono quasi tutti da telefoni considerati sicuri. Spadaro cioè si reca in bar e ristoranti per parlare degli affari sporchi della «cricca» delle scommesse. Ma il continuo servirsi di un telefono pubblico viene considerato scomodo e la banda decide di munirsi di telefoni cellulari «puliti». Per completare questa operazione Spadaro arriva fino alla stazione centrale di Bologna per consegnare gli apparecchi a Rinci. Entrambi ignorano di essere costantemente sotto il controllo delle forze dell’ordine. «I due s’incamminavano fino al bar precedentemente utilizzato dallo Spadaro – scrive il gip – e si sedevano a un tavolo. Spadaro estraeva da un pacco di quotidiani la borsina bianca, dalla quale estraeva due confezioni relative ad apparecchi di telefonia mobile, uno dei quali riconducibili alla Tim. Poco dopo Spadaro estraeva dalla tasca un ulteriore cellulare e lo mostrava al Rinci, presumibilmente spiegandone il funzionamento, e scrivendo su un foglio alcune annotazioni». Precauzioni minuziose che si mostreranno però completamente inutili. Un patrimonio di contatti. Il gruppo di scommettitori imbroglioni ha tutto per poter funzionare: ha i soldi garantiti dal cinese; utilizza un linguaggio criptico e gergale che accentua il significato dell’appartenenza al gruppo stesso e, soprattutto, dispone «di un bene immateriale ma importante più di ogni altro in un’associazione che non era dedita a comuni reati di droga o di rapina, e cioè il patrimonio di relazioni costruito negli anni da Spadaro». Un patrimonio di contatti che ha consentito al deus ex machina di tutta la nuova organizzazione di rimettersi «sul mercato» nonostante gli arresti: «Lo Spadaro – scrive ancora il giudice per le indagini preliminari – ha ripristinato, sia pure in tono minore, un’attività che già svolgeva nel 2011. Così facendo ha dimostrato una spiccata propensione al delitto e una evidente indifferenza nei confronti degli avvenimenti, anche di grande risonanza mediatica e nel mondo del calcio, che lo avrebbero dovuto indurre alla cessazione dell’attività illecita». Ma di lasciare abbandonata la classica gallina dalla uova d’oro, Spadaro e il suo gruppo non ne vuole neanche sentire parlare e pur di ottenere quanto volevano, gli indagati utilizzavano un linguaggio criptico smascherato però dagli investigatori: «Il riferimento, ad affari immobiliari, a terreni al mare, in montagna e in collina, intendendosi così richiamare partite delle varie serie calcistiche, non appare di così immediata comprensione per un estraneo, ma risulta molto chiaro se si conosce il contesto in cui i due interlocutori si muovono ed è sintomatico di un gergo ben collaudato e usato da tempo».
I verbali dell’indagine cremonese/2
