La corte di Cassazione ha confermato la condanna a Gianluca Preite considerato associato al gruppo di hacker Anonymous. La sentenza stabilisce che un"accordo per introdursi abusivamente su siti altrui", è "di norma un reato, a prescindere dalle finalità che animano chi lo faccia", e può "certamente costituire il presupposto di un'associazione per delinquere", ha stabilito la Corte. In particolare i supremi giudici, con la sentenza 50620 che ha confermato la custodia cautelare agli arresti domiciliari per Gianluca Preite, che in nome di Anonymous aveva commesso accessi abusivi insieme ad altri indagati, hanno ritenuto la configurabilità del reato di associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di accessi abusivi a sistemi informatici anche nel caso di cellule che hanno come obiettivo il perseguimento di fini che, in via ipotetica, potrebbero essere anche "lusinghieri". Infatti, rilevano i giudici di piazza Cavour, "se tre soggetti, animati da una comune sensibilità ai temi ecologici, si accordassero una notte per tagliare gli pneumatici dei mezzi in dotazione ad un'azienda che assumono inquinare l'ambiente, sarebbe certamente ragionevole contestare loro un reato ex artt. 110 e 635 cp (concorso in danneggiamento, ndr), ma qualora i tre personaggi in questione elaborassero un piano indeterminato, di portata generale, per arrecare danneggiamenti su più vasta scala in danno di presunti inquinatori, la soglia della tutela penale dell'ordine pubblico verrebbe ben più facilmente valicata". La Suprema Corte osserva che, "al di là dei valori ideali, quel che conta è infatti il programma condiviso anche in ordine alle modalità di perseguimento dei fini (per quanto lusinghieri e meritori) che il gruppo si propone".
La Cassazione conferma condanna ad Anonymous
Per il Gianluca Preite e il suo gruppo di hacker associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di accessi abusivi a sistemi informatici