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«Ecco come ho rivoluzionato la cardiologia»

L’intervista Parla il professor Francesco Romeo, direttore del reparto a Tor Vergata: «È una nuova tecnica interventistica e non operatoria che sta salvando centinaia di persone»

Lo incontri tra le sale dell’Hotel Rome Cavalieri del settantaquattresimo Congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia che si terrà a Roma fino a domani, lunedì 16 dicembre. È Francesco Romeo, il presidente eletto della società italiana di cardiologia e soprattutto il direttore del reparto di cardiologia di Tor Vergata, fiore all’occhiello del pase. Romeo non esita a spiegarti che la sanità non è solo cattiva amministrazione, ma anche eccellenza in campo sanitario. «Vede, spiega Romeo, sono importanti i passi avanti che stiamo facendo e in questo congresso analizzeremo un tema che sta rivoluzionando la cardiologia». Di cosa si tratta professore? «È una tecnica interventistica, ma non operatoria, che ci permette di risolvere problematiche cardiaci su pazienti estremamente anziani. Questo nuovo strumento ci da la possibilità di sostituire valvole biologiche per via venosa. Si tratta di certo di un’azione invasiva ma non chirurgica, consentendoci quindi di intervenire su tutti quei pazienti inadatti ad un lungo intervento in sala operatoria». A chi è rivolta? «Fondamentalmente ai pazienti che hanno più di ottant’anni, i quali, fino ad oggi, erano lasciati al proprio destino. In realtà questa nuova tecnica potrebbe essere utilizzata in ampie fasce della popolazione, ma per il momento è autorizzata solo in malati molto anziani». Quali sono le valvole cardiache che si sostituiscono con questo intervento? «In particolar modo la valvola mitralica e quella aortica». Come cambia la vita del malato dopo? «Sono due i punti di vista fondamentali: l’aspettativa di vita e la qualità di quest’ultima. Per il primo punto i non operati avevano un’aspettativa non superiore all’anno, questa cresce, ma ricordiamoci sempre che stiamo parlando di soggetti molto anziani e sui quali possono intervenire numerosi fattori. Sulla qualità della vita il cambiamento è strepitoso, persone che si stavano lentamente spegnendo tornano letteralmente a vivere, perché il mal funziona mento della valvola faceva pompare poco sangue nelle zone periferiche indebolendole». Da quanto tempo esiste? «Sono almeno cinque anni che questa nuova tecnica sta prendendo piede, sono ancora pochi i centri in Italia che se ne occupano, ma fortunatamente il numero sta crescendo. Noi a Tor Vergata ci abbiamo investito molto e oggi siamo, con orgoglio, un punto d’eccellenza». Come avviene l’intervento? «Inseriamo un sondino nelle arterie e attraverso di loro raggiungiamo il cuore, una volta lì con un palloncino dilatiamo e iniziamo l’intervento necessario». Ne avete parlato durante il convegno? «È un argomento di primaria importanza, tanto che gli è stata dedicata una giornata intera di lavori. Attualmente è un pezzo assai significativo del furo della cardiologia». Buone nuove, ma resta il problema della prevenzione? «Anche su questo argomento, stiamo per dar vita ad una grande novità. Proprio oggi abbiamo presentato un’innovativa idea di prevenzione». Cioè? « Fino a questo momento ci siamo concentrati esclusivamente sui fattori ambientali. Alimentazione, colesterolo, fumo e via dicendo. Succede che ci sono persone che pur avendo uno stile di vita scorretto non si ammalano e viceversa, così abbiamo capito che serviva una nuova lettura». L’avete trovata? «Una strada da percorrere sì. Insieme a Giuseppe Novelli, il genetista di Tor Vergata a Roma e a Ferrari e Margonato del San Raffaele di Milano, abbiamo messo a punto un algoritmo dove combiniamo i fattori genetici a quelli ambientali, per predire il rischio di sviluppare arteriosclerosi. Insomma, nella genetica c’è un altro cinquanta per cento del rischio e non dobbiamo dimenticarcelo», conclude convinto il professor Romeo.

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