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L'abito fa il monaco, arriva il galateo del prete doc

Educato a tavola, sobrio negli acquisti, ordinato e ben vestito, il sacerdote deve essere in forma, ma non su Facebook. Sì agli happy hour. Ecco i comandamenti di stile per la vita monacale

Non saranno avvezzi a serate mondane, ricevimenti e gala, ma anche per i preti, abituati a ben altre cerimonie, è necessario seguire precise regole di stile e di comportamento. Ne è convinto don Michele Garini, presbitero della diocesi di Mantova, che ha pubblicato per le edizioni del Messaggero di Padova il “Galateo per i preti e le loro comunità”. Una guida dettagliata a una corretta vita monacale, che dalla casa alla tavola, dal tempo libero al rapporto coi fedeli, dalla cura della chiesa all'aspetto fisico, passa in rassegna tutte le regole che i sacerdoti devono seguire nella vita privata e nella gestione della parrocchia. Perché l'abito fa il monaco. Eccoli, dunque, i comandamenti del bravo sacerdote: Le offerte non hanno una tariffa “Non è per nulla piacevole la sensazione che si avverte entrando in alcune chiese dove sembra che tutto abbia un prezzo, dalla candela fino all'immaginetta sacra. Sarebbe utile rimuovere cartelli e targhette che fissano oboli precisi al centesimo, lasciando che i fedeli facciano in autonomia la loro offerta” No agli altari-bancarella “Gli altari laterali vengono spesso allestiti a modo di bancarella del mercato, con l'esposizione di libri, ricordini o manufatti missionari. Evidentemente non può essere quello il luogo deputato per la pur lodevole proposta di materiale”. No al prete-ragioniere Chiese ricche e chiese povere spesso “affogano letteralmente nella burocrazia». Il consiglio di don Michele è quello di “attivare delle ministerialità laicali che si prendano cura dell'ordinaria amministrazione, della gestione dei pagamenti, del conteggio e del versamento delle offerte”. Stop agli sprechi “Meno luci inutilmente accese, meno fari per evidenziare improbabili scenografie notturne, un maggior controllo sulle temperature degli ambienti, un più essenziale utilizzo del telefono (privilegiando modalità di comunicazione a costo fisso come le e-mail), a salvaguardare l'integrità ambientale e, soprattutto, a formare cittadini consapevoli della loro responsabilità verso la società”. Il prete non deve lucrare dalle attività pastorali “Nessun sacerdote dovrebbe cadere nelle logiche del 'così fan tuttì, del 'che cosa sarà mai per pochi euro'. Chi si trova a dover amministrare un patrimonio non personale, ma appartiene a un'intera comunità cristiana, deve garantire che questo avvenga nella trasparenza, nella correttezza e nell'assoluta legalità”. Non seguire gli status symbol: automobili sobrie Dal modo di vestire all'abbigliamento senza dimenticare la scelta della macchina, il galateo per preti doc consiglia di non inseguire gli status symbol: «nella scelta del mezzo di trasporto ad esempio è importante non lasciarsi attrarre dalle sirene della pubblicità. Scegliere un'auto che non passa inosservata non contribuisce di certo alla positiva costruzione della propria identità e rischia di favorire percezioni negative ( e addirittura scandalose) della propria persona”. Vacanze morigerate L'auspicio è che il prete “sappia evitare le mete del turismo di massa, lasciandosi guidare dalla cultura, dalla spiritualità e dalle bellezze ambientali. Lo stile e forse anche l'intelligenza del prete si riconoscono anche da questo”. La canonica “No alla canonica-bunker quasi impenetrabile o alla canonica-porto di mare quasi invivibile per il troppo via vai. Indubbiamente un sacerdote sempre disponibile con la porta aperta pronto all'accoglienza e al dialogo sarebbe il sogno di ogni comunità parrocchiale”. Serve ordine “Una casa disordinata e non troppo pulita è un pessimo biglietto da visita per un luogo che dovrebbe essere caratterizzato dall'accoglienza. Ma l'impressione non deve essere quella che il prete si sta arredando la reggia”. Niente scarpetta a tavola “I pezzi di pane non si morsicano, si spezzano con le mani e si rimettono in bocca interi. Le ciliegie si mettono in bocca intere. Niente scarpetta col pane per raccogliere il sugo”. Banditi gli stuzzicadenti, “al massimo ci si reca alla toilette”. Sconsigliabile il fumo a tavola anche previo consenso. Il prete deve sbrigare le faccende di casa È duro fare la spesa e spadellare, ammette il galateo, ma lungi dal “banalizzare l'ecclesiologia, potremmo arrivare a dire che, per quella che è la semplice vita delle nostre comunità, un colpo di straccio o un buon piatto di spaghetti fumanti può far comprendere ciò che la riflessione teologica non sempre riesce ad esprimere”. Meglio essere in forma L'eccessivo peso, oltre a sollevare serie riserve dal punto di vista estetico, influisce negativamente sul complesso della vita: diminuzione delle prestazioni fisiche, eccessiva stanchezza, perdita di lucidità, più sonno. L'abito fa il monaco “Le celebrazioni non sono sfilate di moda e neppure occasioni per fare sfoggio di ricchezza, ma non sono neppure eventi che tollerano squallore e sciatteria: l'abito di chi celebra è chiamato a diventare espressione e testimonianza”. No a Facebook Il galateo chiede “quale sia l'utilità, l'efficacia e la positività di simili strumenti. Nel caso di un presbitero, le riserve si fanno ancora più marcate assieme alle cautele di cui sarebbe bene tenere conto”. E in definitiva, “la vita on line rischia di rivelarsi una clamorosa perdita di tempo e di energie”. Sì all'aperitivo al bar La presenza di un prete in alcuni luoghi come in un bar o in un qualsiasi altro locale pubblico può apparire strana, ma questo non può diventare un fattore di inibizione. Il prete deve essere mosso “dalla consapevolezza di chi si sta godendo la compagnia degli amici, il piacere del relax, la bellezza del divertimento”.

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