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Le staminali che cambiano la chirurgia

Un convegno trasforma Roma nella capitale della medicina rigenerativa Cervelli: «Con questa tecnica si dà anche una battuta d’arresto alla calvizia»

Chi ha qualche chilo in più addosso, da oggi, ha un senso di colpa in meno: il grasso è una preziosa «banca» di riserve del nostro corpo da cui si ricavano tessuti, cartilagini, muscoli e ossa utili per curare ustioni, ferite e malformazioni. Lo scenario di partenza è semplice: si estraggono cellule staminali dal grasso corporeo e fattori di crescita dalle piastrine per rigenerare organi e tessuti. I medici possono poi scegliere se usare solo le une, solo le altre o entrambe ma combinate a seconda il paziente e la patologia. Si chiama chirurgia rigenerativa e l’Italia ha pochi centri dove si pratica, ma vanta chirurghi superstar all’estero per le loro indiscusse capacità in materia. Non solo. Roma si è già trasforma in una grande aula universitaria da ieri e fino a domani, in occasione del Quinto Convegno Internazionale di Chirurgia Rigenerativa, presso Eurostars Roma Aeterna Hotel di via Casilina. Tre giorni sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e vari patrocini. Tre giorni per parlare di chirurgia estetica senza utilizzo del bisturi ma con l’impianto di cellule staminali e fattori di crescita.Tre giorni per un programma che dà i numeri 100 interventi, 80 i professori accreditati molti dei quali di fama mondiale, 13 paesi di provenienza con il professor Valerio Cervelli, presidente del convegno e Direttore della Cattedra di Chirurgia Plastica dell’Università di Roma «Tor Vergata», intento a capitanare una ciurma di colleghi, professori, tra cui spiccano S. Coleman (Co-Presidente del Convegno, Clinical Assistant Professor presso il New York University Medical Center), Llull (Fondatore IFATS - International Federation for Adipose Therapeutics and Science), G. Novelli (Genetista di fama mondiale e Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Roma «Tor Vergata»), N. Pallua (Membro del Comitato Esecutivo di EASAPS - European Association of Societies of Aesthetic Plastic Surgery e ESPRAS – European Society of Plastic Reconstructive and Aesthetic Surgery) e P. Rubin (Direttore della Cattedra di Chirurgia Plastica del McGowan Institute for Regenerative Medicine University of Pittsburgh). «La medicina e la chirurgia rigenerativa - spiega il prof. Valerio Cervelli – non è un lusso ma una necessità, non è una spesa ma è un risparmio, non è una perdita di risorse ma è un guadagno. Anche se siamo alla preistoria dell’utilizzo di queste cellule, dobbiamo infatti ancora capire perché in alcuni casi non funzionano, si usano maggiormente nella chirurgia plastica, che ha avuto la possibilità di vedere i risultati. Ma ormai il loro impiego è anche nella cura del morbo di Crohn, nella rigenerazione delle cartilagini in campo ortopedico così come nella rigenerazione della cornea. Novità sono anche sul versante tricologico: attraverso delle infiltrazioni eseguite nelle aree deficitarie del cuoio capelluto, si produce una battuta d’arresto nella caduta dei capelli oltre che un aumento dello spessore e in molti casi del numero di capelli. Ottimi i risultati anche per le ulcere da decubito, piaghe croniche e a lenta guarigione, perdite di sostanza dei tessuti molli, cicatrici, ustioni e ricostruzioni mammarie. Si tratta d’interventi molto meno invasivi di quelli tradizionali, con tempi e in tutte quelle ferite che stentano a rimarginarsi. Con enormi vantaggi per il paziente che ha un decorso post-operatorio rapidissimo, nonché stress fisico e psichico ridotto al minimo».

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