KIEV Secondo alcuni erano 400 mila, secondo altri mezzo milione. Comunque quella di ieri è stata certamente la protesta più grande dalla cosiddetta «rivoluzione arancione». Centinaia di migliaia di ucraini pro-Ue si sono radunati nel centro di Kiev per manifestare in Piazza Indipendenza. Così tanti non si erano visti dal 2004. La rabbia della folla si è concentrata anche su una statua di Vladimir Ilic Lenin, fondatore del partito bolscevico e dell'Unione sovietica e simbolo del legame con Mosca, che è stata abbattuta da decine di militanti incappucciati del Partito liberale, formazione ultranazionalista. Il monumento, altro tre metri e mezzo, è stato divelto, assicurando una corda all’altezza del collo e colpendolo con mazze, picconi, scuri e spranghe. Una volta a terra, è stato sfigurato e fatto a pezzi a colpi d’accetta mentre altri 1.500 manifestanti urlavano «Finalmente!» e «Grazie a Dio!». Al posto della statua sono state piazzate bandiere ucraine e delle vecche milizie anticomuniste dell'Esercito insurrezionale. Intanto è sempre più muro contro muro tra il governo filo-russo e gli europeisti. L'ex premier Yulia Tymoshenko, la leader dell'opposizione che sta scontando una condanna a sette anni di carcere e ha recentemente sospeso lo sciopero della fame, ha inviato un messaggio ai manifestanti per chiedere il rovesciamento di Yanukovich. Il capo della rivolta, Arseniy Yatsenyuk, ha esortato a organizzare un picchettaggio degli edifici governativi a tempo indeterminato. Il governo ha risposto facendo filtrare la notizia che i servizi segreti (Sbu) hanno aperto un'inchiesta per il presunto tentativo di singoli politici di sovvertire l'ordinamento e di prendersi il potere. I servizi segreti non hanno reso noti i nomi dei politici coinvolti ma è assai probabile che si tratti di leader dell'opposizione filo-europea. L'inchiesta è stata aperta sulla base del primo articolo del Capitolo 109 del codice penale che punisce gli atti miranti a modificare o a sovvertire con violenza l'ordinamento costituzionale. Nella terza domenica di fila di proteste, il presidente Viktor Yanukovich ha sentito al telefono il segretario generale dell'Onu, Ban ki-moon, il quale ha espresso «profonda preoccupazione» e ha auspicato l'avvio di un dialogo. Poi è stata la volta del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso che ha comunicato a Yanukovich che la rappresentante della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, si recherà nei prossimi giorni a Kiev per ricercare una soluzione politica alle tensioni. Barroso ha ribadito la necessità che il governo ucraino si attenga alla «massima moderazione», oltre a ribadire la disponibilità di Bruxelles a firmare l'accordo di associazione con Kiev «se saranno rispettate le necessarie condizioni». Impugnando bandiere europee e ucraine, i manifestanti avevano riempito Piazza Indipendenza, luogo simbolo delle proteste contro il congelamento della firma dell'accordo di associazione con l'Ue, allestendovi una grande tenda. Una contro-protesta di poche migliaia di militanti del Partito delle Regioni di Yanukovich (gli stessi organizzatori del Partito di hanno parlato di 15.000 presenti) si è svolta nel parco Mariisnkij. Infine, dal Parlamento europeo giunge un appello in favore dei manifestanti. «L'Europa ascolti il grido di libertà e amore che viene da Kiev - dichiara Gianni Pittella, primo vicepresidente del Parlamento Ue - Da troppo tempo Bruxelles ha sacrificato ogni politica d'avvicinamento all'Ucraina e alla Bielorussia per non incorrere nelle ire o meglio nelle possibili ripercussioni da parte della Russia. Gli appelli della popolazione ucraina a favore di un legame più stretto con l'Europa di cui sentono giustamente di far parte per vocazione, storia e cultura comune, non possono cadere nel vuoto e nell'indifferenza. Ucraina è Europa».
Kiev, 500mila in piazza. Abbattuta statua di Lenin
La protesta più grande della rivoluzione arancione. Barroso invia il commissario per gli esteri Ashton
