Si va dalla «qualità A» alla «qualità B». Due tipologie di prodotti contraffatti, gestite in misura diversa dalla criminalità organizzata che le smercia nel mercato legale del centro Italia. Un business da capogiro che nel caso della prima «qualità» è nelle mani della camorra, che con poche centinaia di euro produce capi d’abbigliamento falsi poi rivenduti nei negozi più in, anche della Capitale. Il quadro è disegnato nei rapporti degli investigatori della Guardia di finanza di Roma, al comando del generale Ivano Maccani, e dell’Agenzia delle dogane. Ciò che emerge è un sistema di diffusione delle merci contraffatte, che va a colpire gravemente il Made in Italy, ma che le Fiamme gialle stanno contrastando con un’attività di intelligence che ha portato al sequestro (ai primi di dicembre) di ben 44 milioni 685mila beni tarocchi. Ma andiamo con ordine, in quanto la Gdf ha classificato le varie tipologie di merci e la loro provenienza. Secondo gli accertamenti, la «merce A» ha un ciclo produttivo tutto italiano. Una specie di Made in Italy del fasullo. L’approvvigionamento di pelle, cuoio e stoffa marchiata è compiuto dalle concerie e dai laboratori artigianali soprattutto del Centro-sud Italia. Rivetti, lucchetti e accessori metallici sono fatti in fabbriche di minuteria situate soprattutto in Toscana, Campania e Puglia. Anche la manodopera è nostrana: assemblaggio, cucitura e finitura avviene in laboratori della Campania, non solo clandestini, ma anche regolari e con partita Iva per la categoria merceologica «realizzazione di accessori in pelle e tessuto». Si tratta, per queste ultime "regolari", di aziende in crisi che hanno dovuto riconvertirsi. Il prodotto finito, poi, diviene disponibile per la consegna a grossisti compiacenti. In questa fase, entra in gioco il «curatore della produzione», che tratta la vendita con un «intermediario di I livello», che non deve avere specifici precedenti penali e che si occupa di consegnare la merce fasulla ai negozi di alto livello. La categoria B, invece, ha criticità legate anche al tipo di materia prima che arriva soprattutto da Cina o Romania, e che in alcuni casi è risultata tossica. C’è da dire che dai riscontri investigativi è emerso che un ruolo rilevante lo avrebbero anche laboratori campani nella preparazione delle materie prime di «qualità B». L’assemblaggio, invece, è compiuto sia da italiani sia da cinesi, in laboratori clandestini (ma anche regolari e riconvertiti). Queste merci sono rivendute soprattutto sulle bancarelle. Tuttavia, dai cosiddetti espositori del "lenzuolo bianco", presenti in maniera massiccia a Roma nella zona Prati, si passa ai venditori che espongono solo pochi campioni, i quali nascondono il resto del carico in furgoncini poco distanti. Infine, c’è l’offerta con catalogo fotografico di merce conservata in box o garage. Quest’ultimo anello della vendita al pubblico è quello che presenta maggiori criticità. Secondo gli accertamenti, infatti, la merce non viaggerebbe più tra mercati e aree turistiche. Infine, per questa forma di vendita al pubblico è stato registrato un uso massiccio di posta elettronica e conversazioni attraverso Skype, così da rendere più difficile il controllo delle forze dell’ordine.
E ora le imprese in crisi confezionano prodotti fasulli
Si va dalla «qualità A» alla «qualità B». Due tipologie di prodotti contraffatti, gestite in misura diversa dalla criminalità organizzata che le smercia nel mercato legale del centro Italia. Un...
