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Baby squillo, tra i clienti spunta un vip

Nel lungo elenco anche un noto imprenditore: avrebbe già nominato gli avvocati.

L’inchiesta sulle baby squillo è un fiume in piena. Le indagini della procura di Roma, infatti, non sono ancora terminate. Anzi. Dagli accertamenti della magistratura spuntano nuovi nomi di clienti che avrebbero avuto rapporti sessuali con le minorenni nell’appartamento in viale Parioli, a Roma. E tra questi, un noto manager. Una persona che ha un nome e cognome noto sia nel mondo imprenditoriale sia in quello politico. Dunque, un vero e proprio «vip». I pm che stanno cercando di far luce sul giro di prostituzione minorile non hanno infatti ancora chiuso il cerchio intorno ai presunti responsabili del giro di clienti delle due ragazzine, di 14 e 15 anni, che hanno avuto rapporti sessuali nella casa del quartiere della «Roma bene». Nella nuova lista che è andata ad aggiungersi a quella già in mano agli inquirenti, anche altri venti nomi. Tutte persone che, secondo gli accertamenti degli inquirenti, avrebbero avuto rapporti sesssuali con le due ragazzine, che sono state ascoltate sia dai pm sia dagli investigatori. Le due minori avrebbero infatti confermato di aver avuto incontri a luci rosse con uomini di tutte le età, da ragazzi di 25/30 anni, a persone che invece avevano anche oltre 60 anni. E il prezzo delle prestazioni variavano in base al tempo che i clienti restavano con loro nell’abitazione in viale Parioli e dalle richieste sessuali che facevano alle ragazzine. In queste settimane, dunque, gli investigatori e la procura hanno dato una vera e propria accelerazione alle indagini, tanto da arrivare a individuare il «vip» che avrebbe ottenuto, dietro pagamento, prestazioni sessuali dalle minorenni. E il suo nome è inserito in una lista di altri 20 clienti, molti dei quali professionisti, in grado di pagare centinaia e centinaia di euro per avere un rapporto sessuale con le ragazzine: a volte avvenivano addirittura insieme, cioè con la presenza di entrambe le minorenni, oppure una ragazzina alla volta in occasioni diverse. Fatto sta, che questi clienti sono stati identificati e quindi i magistrati conoscono nomi e cognomi di chi ha incontrato le studentesse nella casa del Parioli. Adesso la valutazione che dovranno fare i magistrati è quella di capire se i clienti che sono finiti nel mirino degli investigatori (grazie ai numeri di cellulare che sono stati estrapolati dai cellulari delle minorenni e dai messaggi intercettati anche dall’applicazione "wathapp") erano o meno consapevoli che hanno avuto rapporti sessuali con ragazzine che non avevano neanche 16 anni. Il cliente «vip» che è finito nella lista «incriminata», in base a indiscrezioni, si sarebbe già presentato davanti a chi indaga in presenza dei suoi avvocati per chiarire la sua posizione, per spiegare che non era a conoscenza della minore età delle ragazzine che si prostituivano nell’appartamento in viale Parioli. Insomma, sarebbero molti i clienti che già avrebbero scelto di nominare un difensore per tentare di far capire che sono stati «ingannati» da chi gestiva il giro di prostituzione e dalle stesse minorenni, cioè non avevavo idea che avessero 14 e 15 anni. In mano agli investigatori e inquirenti, i nomi e cognomi di romani, calabresi, napoletani, siciliani, africani e sardi. Agli atti degli inquirenti, infatti, ci sono tutti i nominativi di chi ha avuto rapporti sessuali a pagamento con le due ragazzine. Gli investigatori, infatti, li hanno pedinati, fotografati, hanno segnato orari di ingresso e uscita dall’appartamento in viale Parioli. Conoscono le vetture che usavano per raggiungere il luogo dell’incontro a luci rosse, e in alcuni casi anche quanto hanno pagato il rapporto sessuale grazie alle intercettazioni telefoniche. In base a quanto è stato messo nero su bianco dagli investigatori che dallo scorso luglio indagano sul giro di baby escort della Roma bene, in quella stanza dove sarebbero avvenute anche orgie ci sono entrati uomini di tutte le età e nazionalità. Bastava che rispettavano il «tariffario» dettato dai protettori, e che partiva minino da 100 euro «per pochi minuti». Se poi i clienti «pretendevano» un rapporto a tre, le cifre raggiungevano centinaia di euro. Parte dei quali, secondo la procura di Roma, finivano in tasca ai «protettori» arrestati.

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