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«Basta a uomini e donne ridotti in schiavitù»

L’appello del presidente della Toscana dopo l’incendio nel capannone costato la vita a sette operai cinesiLa Procura indaga per omicidio colposo plurimo

«Noi non possiamo permette che in Toscana ci siano uomini e donne ridotti in una condizione di schiavitù. Ce lo gridano alle nostre coscienze, quei corpi morti bruciati, quei volti rassegnati e impauriti dei giovani lavoratori cinesi, quel bambino che è fuggito correndo». Lo scrive il presidente della regione Toscana Enrico Rossi sulla sua pagina Facebook, dopo l’incendio che ha devastato un capannone industriale di Prato dove sono morti nel sonno sette lavoratori cinesi. La Procura di Prato, nel frattempo, ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo plurimo, disastro colposo omisisone di norme di sicurezza e sfruttamento di manodopera clandestina. «Lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra dignità di individui che, nonostante tutto, hanno avuto - conclude - la fortuna di nascere e di vivere in questa regione. L' odore acre della stoffa bruciata nell' incendio e poi bagnata dagli idranti e ammassata nel cortile, i volti addolorati e rassegnati dei giovani lavoratori cinesi, i bottoni bianchi per terra nell' acqua sporca di cenere. E un vigile del fuoco che ti descrive il soppalco, andato distrutto, in cui vivevano, si fa per dire, e dormivano almeno una decina di persone. Sopra un magazzino tanto pieno di rotoli di stoffe da non consentire forse neppure una normale fuga. Ma un bambino pare che ce l'abbia fatta. Almeno lui, è corso via in tempo e si è salvato». E ancora: «Il medico legale parla di corpi straziati, di pezzi sparsi e da ricomporre, di una donna riconosciuta dal marito grazie a una catenina. Tutto questo in Toscana, nella civile e solidale Toscana, e a Prato la città che rivendica giustamente la sua parte nel magnifico Rinascimento. Nella vicenda del rogo del dormitorio di Prato, come in altre analoghe e come emerge anche da indagini della magistratura, quella sfera, è abbondantemente violata, oltre lo sfruttamento più brutale, e si sconfina nella schiavitù, violando i diritti umani più elementari. Molte potrebbero essere le analisi, le autocritiche a cui noi ci sottoponiamo chiedendo agli altri di fare altrettanto, varie e complesse le proposte e le soluzioni, anche se non si parte da zero. Ma un punto solido, centrale, per il nostro impegno deve essere trovato».

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