Espulso dal Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani «per averne leso l’immagine, l’onore e la reputazione», attraverso la pubblicazione su internet «in modo accessibile ai profani» di un articolo di denuncia sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nella massoneria. Amerigo Minnicelli, iscritto dal 1991 alla loggia di Rossano intitolata all’eroe dei «Mille» Luigi Minnicelli (suo antenato), ha impugnato il provvedimento di espulsione davanti al Tribunale di Roma, chiedendone l’immediata sospensione in via cautelare, per potersi candidare alla carica di Gran Maestro alle elezioni fissate per il 2 marzo 2014. I giudici della terza sezione civile, lunedì scorso, hanno rigettato il reclamo e Minnicelli è rimasto tagliato fuori dalla tornata elettorale. A decretarne la radiazione dalla più antica comunione massonica italiana, costituita nel lontano 1805, sono stati gli organi di disciplina interna. Il primo provvedimento è stato emesso dal «Tribunale circoscrizionale della Calabria» il 5 aprile 2012 e poi confermato, in secondo grado, dalla «Corte centrale del Grande Oriente d'Italia» il 3 ottobre dello stesso anno. L’oratore (omologo del nostro pm) incolpa Minnicelli di «un’implicita accusa di omessa vigilanza verso i Maestri Venerabili». L'articolo «incriminato» viene pubblicato sul sito web «Goiseven» (di cui Minnicelli è direttore) pochi giorni dopo l’arresto, avvenuto il 29 luglio 2011, del massone Domenico Macrì, iscritto presso la loggia di Città di Castello. Secondo la Procura Macrì avrebbe concorso, come intermediario d’affari della Banca di Credito Sanmarinese, al riciclaggio di circa 15 milioni di euro proventi del narcotraffico della cosca calabrese dei Mancuso di Limbadi. Minnicelli prende spunto da questo fatto di cronaca per riportare su internet la frase che gli era stata riferita da «un fratello tra i migliori calabresi» nel corso di una riunione della primavera del 2010. «Siamo seduti su un braciere ardente - spiega nel suo articolo - significava dire che nei pie' di lista delle logge vicine ai territori 'ndranghetisti sarebbe entrato di tutto e di più». Nel passaggio successivo, Minnicelli rimprovera i vertici della massoneria, a partire dal Gran Maestro Gustavo Raffi, di inerzia nell’osteggiare l’ingresso di persone legate ai clan. Il massone espulso si è appellato al diritto di critica, ma secondo l'organo di giustizia interno non doveva «esternarla su un sito web accessibile ai fratelli compagni e apprendisti e soprattutto ai profani». «Gli estranei non massoni non devono essere posti nelle condizioni di conoscere le vicende attinenti la vista associativa», hanno confermato i giudici ordinari. «L'obbligo alla riservatezza riguarda i lavori in Loggia - precisa l'avvocato Carlo Paduano, legale di Minnicelli - Altrimenti la massoneria dovrebbe essere considerata un'associazione segreta».
Carte riservate on line, massoneria in tribunale
Il caso del «muratore» allontanato dalla loggia per aver diffuso notizie sui «fratelli» e i boss
