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Questi gli orchi Commercialisti avvocati e alti dirigenti

Francesca Musacchio Commercialisti, ingegneri e avvocati. Uomini pieni di soldi e spregiudicati, al punto da non avere alcuna remora a intrattenere rapporti sessuali con le minorenni. Sono i...

Commercialisti, ingegneri e avvocati. Uomini pieni di soldi e spregiudicati, al punto da non avere alcuna remora a intrattenere rapporti sessuali con le minorenni. Sono i clienti delle due baby prostitute romane finite in un giro di sfruttamento che ha portato all’arresto di cinque persone, tra cui la mamma di una delle ragazze. Ma l’inchiesta va avanti e nel mirino degli inquirenti adesso ci sono i clienti che abitualmente pagavano fior di quattrini per qualche ora di sesso con giovanissime donne. Nove di loro sono già indagati per sfruttamento della prostituzione minorile, ma altri potrebbero già essere sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Si tratta di uomini della Roma bene, che frequentano ristoranti costosi e viaggiano su auto di grossa cilindrata. L’età degli indagati sarebbe compresa tra i 40 e i 50 anni. Tutti stimati professionisti, che apparentemente non destavano alcun sospetto. La vita parallela, infatti, si svolgeva con la massima discrezione attraverso telefonate dove si concordavano gli incontri con i protettori delle ragazze, ma anche con le dirette interessate. Insomma, persone importanti e note tra i salotti della capitale che però erano «attratti» dalle ragazzine. Dunque le Lolite piacevano, e tanto. Qualcuno, per rendere gli incontri più piccanti, si faceva chiamare «papy». Uno dei cinque arrestati, il commercialista Riccardo Sbarra, che figurava appunto tra i clienti abituali, in un messaggio a una delle due minorenni scriveva: «Tu mi piaci adoro le lolitine, e rosico che ancora non abbiamo giocato…». Ora, però, il cerchio delle indagini si è stretto intorno a loro e al vaglio degli inquirenti, al momento, ci sono appunto le posizioni di nove persone. Si tratterebbe di un ingegnere, alcuni commercialisti e avvocati, un dipendente della Wind e un altro della Banca d’Italia. Per questi uomini pagare 300 euro per un incontro sessuale della durata di qualche ora, non rappresentava un problema. Così come non era un problema arrivare a pagarne 1000 per una giornata. Ma i clienti, comunque, non erano soltanto romani. Dalle indagini è emerso, infatti, che le richieste di incontri con le minorenni provenivano anche da altre parti d’Italia. L’identikit del cliente, però, era sempre lo stesso perché, se non hai i soldi, non puoi permetterti le «lolitine». Gli appuntamenti, però,avvenivano prevalentemente in un appartamento ai Parioli, proprio nel cuore di quella Roma bene di cui facevano parte. All’interno dell’appartamento gli investigatori hanno trovato le tracce di rapporti e incontri in alcuni casi anche, probabilmente, violenti, viste alcune macchie di sangue rinvenute su un materasso. Ma i facoltosi clienti, che in molti casi erano ben consapevoli dell’età delle ragazze, potevano anche permettersi week-end in barca pagando migliaia di euro per avere le ragazze notte e giorno. Insomma, un mondo oscuro in cui le due minorenni sono finite quasi per caso, ma che poi le ha risucchiate come un vortice. Per una di loro, però, la posizione potrebbe essere più complicata del previsto. Il tribunale dei minorenni, infatti, avrebbe aperto un fascicolo per induzione alla prostituzione proprio a carico di una delle giovani. Sembrerebbe, infatti, che l’altra ragazza sia stata in qualche modo portata a prostituirsi sotto la spinta e l’incoraggiamento dell’amica del cuore.

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