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«Fusti tossici nelle cave in Molise»

Deborah Di Vincenzo ISERNIA Rifiuti tossici sepolti nelle terre e nelle cave nel Venafrano. Se ne parla da anni, soprattutto per via della vicinanza con la provincia di Caserta. Sospetti che non...

ISERNIA Rifiuti tossici sepolti nelle terre e nelle cave nel Venafrano. Se ne parla da anni, soprattutto per via della vicinanza con la provincia di Caserta. Sospetti che non hanno mai trovato conferme, ma ora le dichiarazioni desecretate del cugino di «Sandokan», Carmine Schiavone, fanno paura. Nell’audizione del 7 ottobre 1997 di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta, il presidente Scalise - per avere un’idea di fin dove si spingesse il controllo del territorio del clan per lo smaltimento dei rifiuti - chiese espressamente al pentito: «Dove arrivava l’attività a est? Nella zona del Matese? In Molise?». Schiavone rispose: «Sì, quella era una zona di nostra influenza. Tutto il Matese, fino alla zona di Benevento. Noi avevamo Mimmo Pagnozzi come nostro capozona insediato a San Martino Valle Caudina, il quale ci gestiva i lavori per nostro conto, ci dava le quote sulla droga e tante di quelle cose». Scalise chiese ancora: «Non è al corrente di eventuali estensioni verso est, verso l’Abruzzo ad esempio?». La risposta del pentito fu: «Fino al 1992 noi arrivavamo nella zona del Molise, Isernia e zone vicine». Nelle 43 pagine di dichiarazioni c’è solo un altro riferimento al Molise. «Nel 1992 – disse ancora Schiavone – abbiamo assorbito nella zona di Latina e del Molise ovest , perché c’erano le influenze bardelliniane o di Nuvoletta, che noi abbiamo cacciato da certe zone». Poche frasi che sono bastate a far rabbrividire chi vive in quei centri. Cos’è successo davvero venti anni fa? Lo vuole sapere il sindaco di Venafro Antonio Sorbo che chiede l’intervento immediato di Magistratura, Prefettura e Regione, perché si faccia luce e si faccia presto. «Le dichiarazioni di Carmine Schiavone – ha detto - pongono un grave problema che ora bisogna affrontare senza alcuna remora e senza tentennamenti. Questa volta nessuno deve far finta di non aver letto e di non aver saputo.»

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