Quanto è complicato parlare di acqua senza essere stucchevoli, senza prendere una parte, in difesa di un pensiero dominante o di una nicchia di potere. Resta di fatto che i numeri, unici amici quando si devono fare delle scelte per il futuro, parlano chiaro. L’acqua è un bene comune, è un diritto di tutti, ma non può esserlo gratis. È inutile riempirsi la bocca con problemi come la fame del mondo se poi non ci poniamo l’obiettivo, assai più impegnativo, di dissetarlo questo mondo. Il nostro Paese ha fatto scelte precise su come immagina la gestione dell’acqua, anche grazie ad un referendum, ma gli italiani oltre a chiedere che l’acqua sia pubblica si devono ricordare anche che è il caso di pagare le bollette. Le morosità in questo settore fanno rabbrividire, su 6,1 miliardi di euro di bollette emesse dai gestori italiani, oltre 4 miliardi non vengono pagate da utenti morosi. Insomma, non possiamo lamentarci se in giro per il mondo c’è chi non ha un pozzo, se noi che l’acqua l’abbiamo comodamente a casa, pensiamo bene di non pagarla. E se non vogliamo farlo in rispetto alle normali regole sociali che una civiltà si dà, almeno facciamolo in rispetto alle oltre 884 milioni di persone che non hanno accesso all’acqua potabile o ancora al circa 40 per cento della popolazione mondiale che non ha servizi igienici adeguati. Ci dobbiamo rendere conto che ogni giorno circa 5.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua di scarsa qualità e dalla mancanza di adeguati servizi igienico-sanitari, stiamo parlando della seconda causa di mortalità infantile. Certo, ci potremmo lamentare che sono 20 milioni gli italiani che non sono ancora collegati a un depuratore e che il Sud vive un deficit infrastrutturale di non poco conto. In questo quadro a tinte fosche, appare chiaro come il sapore, metaforico, dell’acqua sia troppo amaro e non per scarsa qualità, ma per le troppe ideologie legate a questo straordinario bene comune. Di sicuro il Festival dell’Acqua, appena conclusosi all’Aquila, è riuscito a fare sintesi sul tema e ad aprire gli occhi a chi pensa che il problema sia solo di principio. Federutility, organizzatrice del festival, ha dimostrato come le multiutility italiane siano dalla parte dei cittadini, ma costruendo condutture e non trattati filosofici.
Un bene dal sapore un po’ amaro
di Claudio Lo Tufo Quanto è complicato parlare di acqua senza essere stucchevoli, senza prendere una parte, in difesa di un pensiero dominante o di una nicchia di potere. Resta di fatto che i...
