Aveva definito «una sorpresa di Dio» la sua nomina a Segretario di Stato, dicendo che «Papa Francesco ha dimostrato immeritata fiducia» nei suoi confronti. Mons. Pietro Parolin ieri pomeriggio ha raggiunto Roma per prepararsi ad assumere l’incarico di principale collaboratore del S. Padre. È partito da Schiavon, il suo paese d’origine in provincia di Vicenza. Al telefono dimostra una grande cordialità anche se chiarisce che per ora non vuole fare particolari dichiarazioni, dopo quelle fatte ad alcuni giornali del Sud America: «Sto partendo per Roma - ci dice - le interviste meglio farle dopo che avrò assunto l’incarico. Preferisco entrare in punta di piedi...». Un atteggiamento che dimostra come voglia rimanere anzitutto un prete al servizio delle anime, anche nel delicato compito che gli affida il Pontefice e di cui è «ben conscio». Mons. Parolin è tornato dal Venezuela, dove era nunzio, ed è rimasto alcuni giorni nella casa della sua famiglia a Schiavon, con la mamma Ada. Domenica ha celebrato la Messa prima di pranzare in una tensostruttura con un migliaio di compaesani che continuano a chiamarlo semplicemente don Piero. Una dimostrazione d’affetto che lo ha «stupito» ma anche «reso felice». Mons. Parolin, 58 anni, subentrerà martedì al card. Bertone. È stato sottosegretario per i rapporti con gli Stati (in pratica viceministro degli esteri) dal 2002 al 2009, lavorando prima con il card. Sodano e poi con lo stesso Bertone, e vanta una grande esperienza diplomatica, in particolare in America Latina e in Asia.
Mons. Parolin: «Arrivo in punta di piedi»
Aveva definito «una sorpresa di Dio» la sua nomina a Segretario di Stato, dicendo che «Papa Francesco ha dimostrato immeritata fiducia» nei suoi confronti. Mons. Pietro Parolin ieri pomeriggio ha...