Com'è possibile che il nome di un terrorista che era a Bologna la notte tra il 1° e il 2 agosto 1980 sia rimasto nascosto per 25 anni? Solo una ricerca in Commissione Mitrokhin consentì nel 2005 di scoprire che c'era un uomo del gruppo Carlos quella mattina a Bologna, un tedesco di nome Thomas Kram. Il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso ha dichiarato: «Probabilmente questo filone (la "pista palestinese"), andava già da subito approfondito. Cosa che non fu fatta». Una denuncia grave che chiama in causa i magistrati titolari delle indagini principali. Ma quali furono, se ci furono, le inadempienze, gli insabbiamenti relativi alla «pista palestinese»? La prima opportunità si presentò un mese e mezzo dopo la strage. In una nota del 16 settembre, indirizzata dalla Digos alla Procura, compare il nome di Kram e 6 telegrammi, datati tra il 7 e il 16 agosto, che ne delineano il profilo: «Sospettato di appartenere gruppi terroristici tedeschi» ha «avuto contatti con Weinrich, Eckle e Schindler (componenti del gruppo Cellule Rivoluzionarie-Rz) e attualmente ricercati in quanto terroristi pericolosi». Una settimana dopo l’attentato, l’antiterrorismo sapeva chi era Kram. Queste informazioni, disponibili ai magistrati, non produssero approfondimenti. Dove sono finiti quei documenti? Il nome di Kram non compare in nessun indice degli atti; la nota della Digos è affogata in un faldone intestato a «Bellini Paolo»; i sei telex sono «custoditi» nel faldone «Copia Anonimi». Materiale disperso tra migliaia di pagine. Una seconda occasione mancata riguarda Abu Anzeh Saleh. Arrestato una settimana dopo il sequestro dei missili a Ortona e condannato il 25 gennaio ’80 a 5 anni, fu scarcerato il 14 agosto ’81. L’«incidente» di Ortona aveva rappresentato una violazione del «lodo Moro», creando tensione nel Fplp e mettendo rischio l’arsenale tattico e strategico custodito, con l’aiuto delle Br, in Veneto. Le minacce che l’Fplp indirizzò all’Italia tra la fine del 79 e l'estate dell'80, costituiscono una drammatica premonizione del 2 agosto. A un mese dalla sua scarcerazione, il giudice Gentile concesse inspiegabilmente a Saleh l'autorizzazione per recarsi a Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla strage, ma agli atti non risulta alcun documento che indichi dove si recò né cosa gli venne chiesto e da chi. Per quale ragione Saleh s'innesta nel procedimento sulla strage e ne esce senza lasciare traccia? Un'altra occasione si presentò nell'82. Un cameriere dell'hotel Jolly, di fronte alla stazione di Bologna, il 22 giugno pensò di ravvisare nella foto di una donna arrestata a Fiumicino con una valigia di esplosivo, «una certa somiglianza» con la signora tedesca con la quale aveva parlato il 1° e il 2 agosto. L'arrestata era Christa-Margot Fröhlich, del gruppo Carlos. Il cameriere subito dopo l'attentato aveva parlato con un maresciallo dei carabinieri, senza esito. Nell’82 si recò spontaneamente in Questura. La sua deposizione questa volta venne inoltrata alla Procura e il 7 luglio egli confermò i suoi sospetti al giudice Floridia e al pm Luberto. Ma non venne fatto alcun riscontro all’americana con la terrorista reclusa a Rebibbia. L’ultima opportunità fu nel 2001. L’8 marzo giunse alla Digos di Bologna un rapporto dal capo della polizia De Gennaro. Su richiesta delle autorità tedesche che cercavano una latitante delle Rz, veniva segnalato un altro tedesco, latitante e in rapporti con lei. Era proprio Kram, sodale della Fröhlich dunque in connessione col gruppo Carlos. Il sostituto Giovagnoli, ricevuta la nota e informazioni su Kram dalla Digos il 18 aprile, aprì un fascicolo classificandolo «modello 45» (atti non costituenti notizia di reato), che restò interno alla Procura, archiviabile senza interessare il gip. Difatti l'archiviazione arrivò pochi giorni dopo, il 24 aprile, nonostante dalla Questura fosse arrivato quel giorno il mandato di cattura tedesco in cui Kram veniva segnalato tra le altre cose come persona che «non aveva difficoltà a preparare cariche esplosive e detonatori a tempo».
Gli accertamenti insabbiati su arabi e killer dello «Sciacallo»
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