ASSISI Gli ultimi, senza dimenticare i migranti morti a Lampedusa; i malati; i poveri; i disoccupati; le famiglie; i giovani. Sono stati i protagonisti del viaggio di Papa Francesco ad Assisi, nei luoghi di Francesco, nel giorno della festa del Patrono d'Italia. Un giorno di festa ma anche, come ha detto il Pontefice, «il giorno del pianto». Parole pronunciate nella sala della spoliazione, dove Francesco si denudò per dimostrare la rinuncia a ogni bene terreno e sposare «Madonna povertà» e dove nessun Papa aveva mai messo piede. Il Pontefice ha messo da parte il discorso ufficiale per condannare il «cristianesimo da pasticceria» di quanti lo vorrebbero «più umano, senza croce, senza Gesù, senza spoliazione». Un discorso iniziato sgombrando il campo dagli equivoci alimentati da quanti pensavano all'annuncio di una rivoluzione: «Sui giornali si facevano fantasie - ha detto Francesco - Il Papa andrà a spogliare la Chiesa... spoglierà gli abiti di vescovi e cardinali... spoglierà se stesso... E' una buona occasione per invitare la Chiesa a spogliarsi. Ma la Chiesa siamo tutti! E da cosa deve spogliarsi? Dal pericolo della mondanità». Un rischio che porta all'idolatria, alla vanità, all'orgoglio. Ai poveri che gli chiedevano lavoro, il Papa ha risposto con un richiamo forte: «Siete stati spogliati da questo mondo selvaggio che non dà lavoro, che non aiuta, al quale non importa se ci sono bambini che muoiono di fame, se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare a casa il pane, che devono fuggire dalla schiavitù e dalla fame». Il Papa ha ascoltato la voce dei poveri, anche a pranzo, nel centro di assistenza della Caritas a S. Maria degli Angeli. Non ha quasi toccato cibo per ascoltare le storie dei 55 ospiti che si sono seduti a tavola con lui. Come Vittorio, di Caserta, che ha perso il lavoro: «Il Papa mi ha detto forza, dai e mi ha dato tanto calore». Un viaggio pieno di momenti commoventi, a cominciare dall'abbraccio con i ragazzi disabili dell'Istituto Serafico. Anche qui ha parlato a braccio, prendendo spunto dalle parole di Francesca Di Maolo, presidente dell'Istituto. «Decidere di lavorare al Serafico è prima di tutto una scelta d'amore». E lo si capiva guardando i volti e i corpi di quei giovani malati nel corpo e nello spirito: «Auspichiamo che questi ragazzi senza voce - ha detto la Di Maolo - non siano più considerati pietre di scarto e che le loro famiglie invisibili non siano viste come un problema ma come baluardi della vita». Il Papa ha replicato dicendo che «le piaghe di Gesù» in questi ragazzi «hanno bisogno di essere ascoltate». Poi la Messa davanti alla Basilica, con migliaia di persone. Il Papa, che poco prima si era commosso davanti alla tomba di S. Francesco, ha parlato di pace, non della «pace sdolcinata» che non è quella francescana, di un «Francesco che non esiste» come non è una «specie di armonia panteistica» ma è la «pace di Cristo», in nome della quale ha ancora una volta chiesto che cessino le violenze «in Terra Santa, tanto amata da S. Francesco, in Siria, in tutto il Medio oriente». Parole pronunciate davanti al premier Letta e al presidente del Senato Grasso.
Francesco: «Oggi è il giorno del pianto»
dall'inviatoAndra Acali ASSISI Gli ultimi, senza dimenticare i migranti morti a Lampedusa; i malati; i poveri; i disoccupati; le famiglie; i giovani. Sono stati i protagonisti del viaggio di Papa...
