Abbiamo già avuto modo di replicare alle affermazioni dei deputati M5S in relazione alla loro presunta ricetta per risolvere l'emergenza penitenziaria italiana. Al riguardo, non sappiamo quali siano le fonti dalle quali i parlamentari hanno attinto le notizie che supportano le proposte, ma abbiamo qualche sospetto che queste provengano direttamente da quegli uffici del Dap che sono stati esautorati da ogni competenza in materia di edilizia penitenziaria. Peraltro, probabilmente i deputati M5S non sanno che esiste un meccanismo normativo per il quale taluni funzionari del Dap che si occupano (si sono occupati) dal punto di vista progettuale di edilizia penitenziaria hanno (avevano) diritto a percepire una speciale indennità, commisurata in percentuale al costo complessivo dell'opera realizzata. Ovviamente, nessun dubbio sul fatto che certi apparati ministeriali non abbiamo affatto digerito né metabolizzato il sopraggiungere di un Commissario Straordinario, che li ha di fatto estromessi da ogni competenza e prerogativa. Probabilmente i parlamentari M5S non sanno nemmeno dei tempi e dei costi degli istituti penitenziari prima dell'avvento del piano carceri: si parlava di più di dieci anni di tempo e di costi superiori ai 60 milioni di euro per realizzare un carcere da 300 posti detenuto. Per non parlare dei casi limite come Arghillà, ci sono voluti 25 anni, oppure Gela che ha raggiunto i tempi record di 50 anni. Fa sorridere, quindi, oggi sentir vantare le capacità del Dap al confronto del Commissario Straordinario. Oltremodo, il Commissario Straordinario è, comunque, un organismo terzo - autonomo dagli «apparati» - che può agire in piena autonomia e, soprattutto, è un organismo che può essere facilmente avvicendato e con esso l'intero staff che lo compone. Si pensi invece che alla Direzione Generale dei Beni e Servizi del Dap (competente per l'edilizia penitenziaria) ci sono (o ci sono stati) gli stessi funzionari e dirigenti per decine e decine di anni. Per entrare nel merito della proposta «5 stelle» osserviamo, innanzitutto, che l'unificazione delle celle per crearne di più grandi con più detenuti andrebbe a configgere con i criteri minimi richiamati dalla sentenza della CEDU in tema di spazi, luce e vivibilità, in particolare con i servizi igienici unici per troppe persone. Per quanto riguarda i minori costi attribuiti al Dap per le ristrutturazioni (50000 euro posto detenuto) va eccepito che la recente ristrutturazione di Arghillà a cura del Commissario è costata 30000 euro a posto. Per altro verso, invece, gli appalti per i nuovi istituti aggiudicati dal Dap prima del Piano carceri sono stati conclusi a 75000 euro a posto detenuto a fronte dei 60000 euro stabiliti dal Commissario. Per quello che attiene, infine, ai risultati del Commissario, vorremmo partecipare agli onorevoli pentastellati, che grazie al piano carceri, negli ultimi tempi sono stati attivati, o stanno per essere attivati, quasi 2000 nuovi posti detenuto; più precisamente: Reggio Calabria Arghillà, nuovo istituto, 314 posti. Sassari Bancali, nuovo istituto, 465 posti. Cagliari Uta, nuovo istituto, 586 posti. Ariano Irpino, nuovo padiglione, 200 posti. Carinola, nuovo padiglione, 200 posti. Altrettanto merito del Piano Carceri e del Commissario Straordinario, l'apertura di 6 cantieri: Trapani, Siracusa, Caltagirone più Parma, Milano e Taranto in fase di precantiere. Tanto è doveroso comunicare per smentire nella maniera più assoluta la migliore efficienza del Dap, precedente al piano carceri, rispetto al Commissario che, del resto, laddove le cose avessero funzionato non avrebbe mai avuto ragione di esistere.
Ma la soluzione non è allargare le celle da incubo
di Donato Capece*Abbiamo già avuto modo di replicare alle affermazioni dei deputati M5S in relazione alla loro presunta ricetta per risolvere l'emergenza penitenziaria italiana. Al riguardo, non...