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Urla dal silenzio La rivolta rimbomba sulle sbarre dei loculi

Basta leggere la cronaca di tutti i giorni per rendersi conto che il fenomeno delle proteste, collettive o individuali, è endemico e ricorrente. Nel gennaio 2010, anno che si è aperto con quattro...

Basta leggere la cronaca di tutti i giorni per rendersi conto che il fenomeno delle proteste, collettive o individuali, è endemico e ricorrente. Nel gennaio 2010, anno che si è aperto con quattro suicidi dietro le sbarre, i trecento detenuti di Sulmona hanno inscenato una protesta contro il sovraffollamento. Nell’arco dei mesi successivi è la volta di Padova, Vicenza, Milano (San Vittore) Genova e Novara. Lenzuola incendiate, pentole percosse e urla. Nella città veneta è cominciato tutto quando i detenuti hanno visto arrivare un camion carico di brande, segno inequivocabile dell’arrivo di nuovi «ospiti». Le celle a Padova sono di circa otto metri quadrati e in ognuna nel 2010 c’erano almeno tre detenuti. Stesso discorso a Rebibbia, da dove è partita l’iniziativa con un «concerto» composto da posate e gamelle sbattute contro le inferriate. Nel 2011 tocca ad Ancona. Nel penitenziario di Montacuto una ventina di galeotti extracomunitari danno alle fiamme lenzuola, indumenti, suppellettili varie e si barricano nelle celle armati di lamette e fornelletti da campeggio. A cominciare è un maghrebino che, per sottolineare la sua innocenza, si è cucito le labbra con ago e filo. «Senza voler giustificare la rivolta - sottolina un rappresentante del Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria - bisogna tenere presente che, a fronte di una capienza di 178 posti, qui ci sono 440 persone». Sempre nel 2011 il copione si ripete a Parma, dove un agente resta intossicato dal fumo. Nel 2012 è il turno di Bolzano. Nel 2013 si parte dal Piazza Lanza di Catania (10 giugno), a seguire il Buoncammino di Cagliari (10 luglio), al Montorio di Verona (29 luglio), dove ci sono il doppio dei detenuti del previsto, di nuovo al Due Palazzi di Padova (17 agosto) a causa del suicidio di un marocchino che si è impiccato con i lacci delle scarpe che non avrebbe dovuto avere. Anche qui i posti sono pochi, 82, rispetto alla popolazione carceraria composta da 240 persone.

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