ASSISI L'ombra della tragedia di Lampedusa incombe inevitabilmente sulla visita del Papa ad Assisi. Lo ha ricordato fin dal suo saluto il sindaco Claudio Ricci ("Mi sono interrogato, questa notte, vedendo le immagini del dolore, di una dignità persa, su cosa possiamo fare per risarcire quell'umanità, quella dignità"). E gli ultimi, le persone "scartate" dalla società sono state al centro del pellegrinaggio del Pontefice nella sua visita pastorale ad Assisi fin dal primo appuntamento. Francesco è arrivato con un quarto d'ora d'anticipo rispetto alla già nutrita tabella di marcia e si è preso tutto il tempo per salutare uno ad uno i giovani disabili dell'Istituto Serafico, di fronte all'evidente commozione di tanti assistenti. Poi la prima sorpresa. Ha ascoltato le parole di Francesca Di Maolo, presidente del Serafico, che ha ricordato come "decidere di lavorare < lì sia "prima di tutto una scelta d'amore. Auspichiamo - ha aggiunto - che in questo periodo di forte crisi economica questi ragazzi senza voce non siano più considerati pietre di scarto e che le loro famiglie invisibili, troppo spesso offese dall'abbandono, non siano viste come un problema da affrontare a siano riconosciute come baluardi della vita". A quel punto il Papa ha messo da parte il discorso che aveva preparato e ha parlato a braccio: "Siamo tra le piaghe di Gesù - ha detto - che hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute". E ha fatto riferimento ai discepoli di Emmaus, che hanno riconosciuto Gesù dalle piaghe e dallo spezzare il Pane: " Gesù è presente e nascosto dietro la semplicità e la mitezza del Pane ma qui è nascosto in questi ragazzi, in questi bambini, in queste persone. Sull'altare adoriamo la Carne di Gesù, in loro troviamo le piaghe di Gesù. Gesù nascosto nell'Eucarestia e nascosto in queste piaghe ha bisgono di essere ascoltato. Non sui giornali - ha ammonito - ma da quelli che si dicono cristiani" che sanno "riconoscere le piaghe di Gesù". Poi l'abituale richiamo alla speranza: "Gesù le piaghe se l'è portate in Cielo, davanti al Padre: le sue piaghe sono qui e sono in Cielo e ci dice: ti sto aspettando". Nel discorso che aveva preparato, il Papa raccontava di una lettera che gli ha scritto dall'Argentina un ragazzo disabile di 16 anni, Nicolas, disabile dalla nascita: "Da quando me l'hai chiesto tutte le notti domando al mio angelo custode che si chiama Eusebio e ha molta pazienza, di custodirti e aiutarti. E quando non ho sonno... viene a giocare con me". "Nel cuore di questo ragazzo - ha detto il Papa - c'è la bellezza, l'amore, la poesia di Dio. E quando non riesce ad addormentarsi, è Dio che scende a giocare con lui". Ancora una volta il Pontefice ricordava che "la società purtroppo è inquinata dalla cultura dello scarto, opposta alla cultura dell'accoglienza. In questa casa invece vedo in azione la cultura dell'accoglienza". Un balsamo di tenerezza, quello del Papa, riflesso di quella tenerezza di Dio della quale tante volte ha parlato Francesco.
Francesco tra i ragazzi disabili:
Il Papa ad Assisi visita l'Istituto Serafico e parla a braccio:
