La visita al carcere di Poggioreale del Presidente Napolitano ha fatto riemergere la presunta necessità di un'amnistia per risolvere l'annoso problema del sovraffollamento delle carceri nonostante il Parlamento, in luglio, abbia licenziato un provvedimento che Letta e il ministro Cancellieri avevano definito dirimente per risolvere l'emergenza. Infatti, manco a dirlo, dopo la conversione in legge del decreto "svuota carceri", come ha evidenziato bene «Il tempo» nelal sua inchiesta, i detenuti sono più di 65.000 per una capienza regolamentare di 47.459 posti. Più di quanti ve n'erano a luglio. I deputati del MoVimento 5 Stelle sono entrati in Parlamento solo lo scorso marzo. Proprio per questo, abbiamo studiato e approfondito il problema per proporre soluzioni più efficaci e meno costose rispetto a quelle che il governo ci voleva vendere. Valutando quanto fatto dal commissario delegato all'emergenza carceri Ionta negli ultimi tre anni, sulla base di dati ufficiali del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (Dap), ci siamo accorti che questa supposta emergenza è stata provocata dalla stessa politica e dalla stessa burocrazia che la doveva risolvere. Infatti, ad oggi, i commissari che dovevano risolvere l'emergenza, hanno creato ben ZERO nuovi posti detenuto. Mentre il Dap, nello stesso periodo, nonostante fosse svuotato di competenze e di fondi, ha creato ben 2mila nuovi posti già consegnati. Ciò che stupisce, guardando ai fatti con gli occhi di cittadini comuni, è che il ministro Cancellieri è in possesso di un "Piano Carceri" già elaborato dal Dap, sostenuto dal M5S, che non prevede nuove carceri se non un istituto da 800 posti in Campania. La ratio di questo programma sta nel recupero funzionale di carceri mal utilizzate, recupero di sezioni chiuse, costruzioni di nuovi padiglioni e riallocazioni di cubature. Basta fare alcuni esempi: in provincia di Catania si potrebbe arrivare a una capienza regolamentare di 1.850 posti, contro i 744 attuali; a Roma a 2.800 posti contro i 1.979 attuali; a Milano fino a 4.000 posti contro i 2.478 attuali. Basterebbe, in parole povere, unificare le celle portandole a triple/quadruple con un allargamento delle stesse. Si prevede poi la modifica del sistema di vigilanza, rendendola dinamica, come già sperimentato positivamente in alcuni penitenziari, così da recuperare risorse del personale attualmente in sofferenza numerica. Il risultato porterebbe ad avere 69.120 posti disponibili, ovvero ben 22mila posti in più entro la fine del 2015 sancendo la fine dell'emergenza carceraria. Il costo? Circa 50mila euro a posto detenuto, mentre i 980 posti creati dal ministero delle Infrastrutture ci sono costati 235mila euro a nuovo posto detenuto. Ma non basta solo creare nuovi posti, è necessario prevenire e far sì che le carceri diventino luoghi di rieducazione e non di afflizione. Bisognerebbe dunque, rivedere quelle leggi che hanno contribuito a creare il sovraffollamento carcerario come la ex cirielli, bossi-fini, fini-giovanardi nonché ridurre i tempi dei processi penali. Questo bisognerebbe fare, non svuotare le carceri con provvedimenti di clemenza che - ultimo esempio è l'indulto del 2006 - non hanno portato ad alcun risultato. L'amnistia pertanto non può essere una soluzione né temporanea né definitiva per rispettare la scadenza del 14 maggio 2014 e la politica dovrà finalmente prendersi le proprie responsabilità, evitando di speculare sulla pelle dei detenuti e dei loro familiari, realizzando le soluzioni di buon senso del Movimento 5 Stelle.
Basta malapolitica Servono galere a cinque stelle
Commissione Giustizia M5S *La visita al carcere di Poggioreale del Presidente Napolitano ha fatto riemergere la presunta necessità di un'amnistia per risolvere l'annoso problema del...