«Sono diventato famoso per l’espressione "a mia insaputa" che non ho mai pronunciato. Ho acquistato quell’immobile di via del Fagutale, con rogito del 7 luglio 2004, versando assegni per 700mila euro alle sorelle Papa, le proprietarie, che mi consegnarono le chiavi. Quello per me era il prezzo. Più altri 66mila euro al notaio per le spese». Si è difeso così in aula l’ex ministro degli Interni Claudio Scajola, alla sbarra con l’accusa di finanziamento illecito assieme al costruttore romano Diego Anemone. Una deposizione lunga oltre un’ora in cui l’ex ministro ha tentato di chiarire la sua posizione sull’acquisto di un immobile di lusso (180 metri quadri per 9 vani e mezzo) in via del Fagutale proprio alle spalle del Colosseo. «Nella casa di via del Fagutale non ci abito più, non pago le bollette perché ho chiuso tutti i contratti. Pago solo il condominio. Ho messo in vendita l’immobile ma quei pochi acquirenti che si sono fatti vivi, per chiari motivi, sono scappati». E ancora: «Non avevo mai visto le sorelle Papa - le proprietarie dell’appartamento - Le ho viste solo quando andai a visionare l’appartamento assieme a mia moglie e il giorno del rogito. Balducci, invece, conosceva il mio budget di spesa, argomento che poi affrontai solo con Anemone, che su quella casa aveva un’opzione ma disse di essere disponibile a lasciarmela, garantendo poi lavori a prezzi contenuti». Secondo la tesi della procura romana infatti, Anemone, attraverso l’architetto Angelo Zampollini, si occupò di pagare 1,1 milioni di euro a fronte di un totale di spesa che abbatteva il muro di 1,7 milioni, preoccupandosi di sostenere i lavori di ristrutturazione per ulteriori 100 mila euro. «La somma di 700 mila euro era il budget che avevo stabilito per comprare la casa. Lo avevo detto ad Angelo Balducci, che avevo conosciuto quando nel 2000 fu nominato commissario per il Giubileo di Roma, in occasione di un incontro conviviale, e lo avevo ripetuto allo stesso Anemone che aveva un’opzione su quell’abitazione di via Del Fagutale. Mi sentivo in una botte di ferro - ha spiegato ai giudici Scajola - parlare allora di Balducci significava parlare di una vera e propria autorità. Il giorno del rogito, organizzato per mia comodità in una sala riunioni del ministero, ho salutato i presenti, ascoltato e firmato il rogito e versato la somme alle signore Papa. Non ricordo se ci fosse anche Zampollini. Quindi sono andato via a proseguire il mio lavoro di ministro. Se è successo qualcosa prima o dopo il rogito io non lo posso sapere. Io stimavo Balducci e Anemone che mi avevano aiutato a risolvere un problema, ma non so dare risposte su soldi versati da altri».
Scajola e la casa al Colosseo: «Non ci abito più»
«Sono diventato famoso per l’espressione "a mia insaputa" che non ho mai pronunciato. Ho acquistato quell’immobile di via del Fagutale, con rogito del 7 luglio 2004, versando assegni per 700mila...
