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«Il catechista custodisce la memoria di Dio»

«Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini». Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia della Messa...

«Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini». Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia della Messa celebrata ieri in piazza San Pietro per i catechisti di tutto il mondo in occasione del pellegrinaggio per l’Anno della Fede. «Guardate bene, il ricco del Vangelo - ha osservato il Pontefice - non ha nome, è semplicemente "un ricco". Le cose, ciò che possiede sono il suo volto, non ne ha altri. Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità - ha spiegato - Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, non delle cose, non degli idoli!». Dall'Antico Testamento il Papa ha preso anche il monito: «Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri». «Parole dure - ha sottolineato - quelle del profeta Amos, ma che ci mettono in guardia da un pericolo che tutti corriamo». «Se manca la memoria di Dio, tutto si appiattisce sull'io, sul mio benessere - ha proseguito il Pontefice - La vita, il mondo, gli altri, perdono di consistenza, non contano più nulla, tutto si riduce a una sola dimensione: l'avere». Il Papa ha spiegato così il diffondersi dell'avidità laddove la fede appare in ritirata. «Se perdiamo la memoria di Dio, anche noi stessi perdiamo consistenza, anche noi ci svuotiamo, perdiamo il nostro volto come il ricco del Vangelo. Il catechista - ha ricordato Francesco - è colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri. È bello questo» ha commentato portando ad esempio «la Vergine Maria che, davanti all'azione meravigliosa di Dio nella sua vita, non pensa all'onore, al prestigio, alle ricchezze, non si chiude in se stessa» ma «dopo aver accolto l'annuncio dell'Angelo e aver concepito il Figlio di Dio, parte, va dall'anziana parente Elisabetta, anch'essa incinta, per aiutarla; e nell'incontro con lei il suo primo atto è la memoria dell'agire di Dio, della fedeltà di Dio nella sua vita, nella storia del suo popolo, nella nostra storia». «Per ognuno di noi, per ogni cristiano: la fede contiene proprio memoria della storia di Dio con noi, la memoria dell'incontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che ci trasforma; la fede è memoria della sua Parola che scalda il cuore. Il catechista - ha ripetuto - è proprio un cristiano che mette questa memoria al servizio dell'annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sè, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà».

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