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Cei verso la riforma ma senza fretta

Modifica dello statuto e riduzione delle diocesi, secondo le indicazioni di Papa Francesco. Smentite le dimissioni del cardinal Bagnasco

Modifica dello statuto, in direzione di una maggiore collegialità, e riduzione delle diocesi, secondo le indicazioni di Papa Francesco. Sono i binari su cui dovrà muoversi la riforma della Conferenza episcopale italiana. Una riforma che tuttavia procederà per gradi, senza alcuna fretta. Tanto che sono state smentite le presunte dimissioni del presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, il cui mandato (il secondo) scadrà nel 2016. Il documento conclusivo del Consiglio permanente della Cei, che si è riunito nei giorni scorsi a Roma, contiene i riferimenti generali della riforma. E sono in sostanza le «indicazioni del Magistero pontificio» che sono state «confermate e approfondite nei recenti colloqui» tra il Papa e «il Cardinale Presidente, nel corso dei quali il Santo Padre ha espresso la volontà che, nel segno della collegialità, la partecipazione dei Vescovi alla vita della Conferenza Episcopale Italiana sia sempre maggiore». Già nell’incontro di maggio il Papa aveva suggerito «il lavoro di fare forte le Conferenze regionali, perché siano la voce di tutte le regioni, tanto diverse... e anche il lavoro per ridurre un po' il numero delle diocesi tanto pesanti». Su quest’ultimo fronte il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, ha chiarito che «la commissione incaricata ha elaborato i criteri e ha presentato un suo rapporto alla Congregazione per i vescovi, che è competente. Sappiamo che la questione ha un suo peso e sta a cuore al Santo Padre, per questo nella disponibilità massima attendiamo le decisioni che il Santo Padre stesso potrà prendere, su proposta della Congregazione». Altrettanto delicata la questione della guida della Cei. Quella italiana è l’unica Conferenza episcopale il cui presidente non è eletto ma nominato direttamente dal Papa, che sceglie anche il segretario. In Belgio il presidente è sempre l’arcivescovo di Bruxelles e nei Paesi arabi è il patriarca di Gerusalemme ma in entrambi casi i vescovi eleggono almeno il segretario. Ora anche in Italia è possibile una svolta. Saranno gli stessi vescovi a scegliere quale strada seguire ma intanto, nella nota finale del Consiglio, «hanno sottolineato che prima e più di un eventuale rinnovamento dei profili organizzativi, le indicazioni pontificie inseriscono nella Conferenza Episcopale Italiana un nuovo dinamismo, una visione e uno stile di Chiesa; favoriscono il coinvolgimento, l'unità e una crescente e più incisiva corresponsabilità». Dunque, nessuna fretta. Lo ha confermato lo stesso mons. Crociata: sui temi riguardanti la struttura della Cei, compresa l'elezione del suo presidente, «è iniziato un percorso tutto aperto, che può portare al mantenimento di una forma o all'adozione di un’altra, ma sempre nella disponibilità a seguire le indicazioni del Papa con la più grande serenità, cioè senza preclusioni nè decisioni affrettate». Nella conferenza stampa di venerdì, Crociata aveva detto che «non ci sono tempi stabiliti per questi cambiamenti, è un cammino desiderato, voluto e condiviso per rispondere alla missione della Chiesa nel mondo di oggi, dettato anche dalla volontà di accogliere i gesti, la parola, le indicazioni e gli inviti di Papa Francesco».

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