L’AQUILA «Non ho ucciso mia moglie. Si, è vero, ho tradito Melania ma le volevo bene". Sono passati due anni da quando, davanti ai giudici del riesame, Salvatore Parolisi ha raccontato la sua verità con dichiarazioni spontanee. Ed anche questa volta, quando prende la parola davanti ai giudici togati e popolari della corte d'assise d'appello dell'Aquila, lo fa per parlare del suo rapporto con la moglie, di quel tradimento che ormai per Melania era superato da un pezzo, di un rapporto d'amore che procedeva tranquillo, senza scossoni. Quando prende la parola Parolisi lo fa in quell'aula a porte chiuse dove otto giudici decideranno il suo futuro. Ma le sue parole non resteranno a lungo confinate tra quelle mura, dove a testimoniare l'amore che c'era tra lui e Melania Salvatore mostra anche sei lettere risalenti al periodo immediatamente successivo alla scoperta da parte della moglie del tradimento con la soldatessa. «Salvatore ha voluto spiegare che il rapporto che c'era tra lui e Melania era assolutamente diverso da quello che è stato raccontato in questi due anni - racconta l'avvocato Federica Benguardato - e che lui si sente in colpa, certo, ma per averla tradita e non per altro. Ha detto che le chiede scusa tutti i giorni per il suo tradimento, ma che le ha sempre voluto bene e che non avrebbe mai potuto farle del male». Ma Salvatore non chiede scusa solo a Melania. In aula, per la prima volta da quando è iniziato il suo iter giudiziario, si volta a guardare i famigliari di Melania. Uno sguardo che per la Corte indugia troppo, tanto da richiamarlo. Ai Rea Salvatore chiede scusa, dice di averli sempre considerati la sua famiglia. Li ringrazia per quello che stanno facendo per la figlia. Quella figlia che per lui oggi è l'unico motivo per andare avanti. Ma per i Rea quelle dichiarazioni non hanno ancun valore. Per loro Parolisi è indifendibile. «Ha chiesto scusa ma non serve a niente - commenta il padre di Melania all'uscita dall'aula - c'è la certezza che è stato lui. Non c'è niente da dire». Parole dure quelle del padre di Melania a cui fanno eco quelle del fratello della 29enne di Somma Vesuviana. «La verità la sanno solo Salvatore e Melania - dice Michele - Lui ha taciuto troppo, sono due anni che non parla». Per i Rea non ci sono dubbi. L'assassino di Melania è Salvatore. Ma i suoi legali, gli avvocati Nicodemo Gentile, Valter Biscotti e Federica Benguardato sono certi di poter ribaltare la sentenza di primo grado. Tanto che nelle oltre cinque ore di arringa difensiva, con l'udienza che si conclude solo alle 19.35, ribattono e cercano di smontare punto per punto non solo la sentenza del giudice Marina Tommolini ma l'intero impianto accusatorio messo nero su bianco dalla Procura. «Abbiamo dimostrato, proprio attraverso la documentazione di orari, di celle, di testimonianze, di telefonate, che Salvatore non può aver commesso né l' omicidio, né il depistaggio, non era presente sul luogo dell'omicidio perché non c'è niente sul luogo dell'omicidio che può ricondurre a lui - commenta l'avvocato Valter Biscotti - In particolare abbiamo dimostrato documentalmente che la ricostruzione del giudice, almeno dalle 14.55 in poi, non regge. Pertanto abbiamo invocato che la decisione non può non essere la dichiarazione di Salvatore Parolisi come estraneo a tutti i fatti contestati». Ma i difensori di Parolisi non cercano solo di smontare la sentenza. Al contrario cercano di ingenerare dubbi anche sulle indagini, che si sarebbero concentrate solo ed esclusivamente su Parolisi. E a dimostrarlo sarebbero i tanti reperti presenti sul luogo del ritrovamente del cadavere e che farebbero pensare alla presenza di altre persone. Le stesse che per la difesa potrebbero essere reponsabili della morte di Melania. «C'è molto di altro afferente ad altri soggetti rimasti ignoti - incalza Biscotti - ma non possiamo più fare tutte le indagini perché molta documentazione, molti reperti, sono stati distrutti quindi noi dal nostro punto di vista abbiamo certamente messo dei dubbi alla Corte, su questo ne simo convinti». Adesso la parola spetta ai giudici, con l'ultima udienza fissata per lunedì mattina. Udienza dove sono previste brevi repliche con la Corte che successivamente si riunirà in camera di consiglio e che, a meno di una decisione su eventuali ulteriori approfondimenti, dovrebbe uscire in serata con una condanna o un'assoluzione. Ma per il legale dei Rea, l'avvocato Mauro Gionni, nell'udienza di ieri non sarebbe emerso nessun elemento di novità tale da giustificare una revisione della sentenza di condanna all'ergastolo. «Le differenze sulle motivazioni e sul movente tra il giudice di primo grado e il procuratore generale - sottolinea in una pausa - rafforzano la colpevolezza di Parolisi perché ogni indizio fa sempre capo alla stessa persona». E il movente, come insegna la giurisprudenza, non è certo un elemento indispensabile.
«Ho tradito Melania ma le volevo bene»
Parolisi si difende in aula dichiarando la sua innocenza. Lunedì il verdetto Condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della moglie
