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Appalto G8, Bertolaso a processo con Balducci

Sono stati tutti rinviati a giudizio i 18 indagati legati allo scandalo sugli appalti del G8 (mai realizzato) alla Maddalena e per alcuni dei cosiddetti «grandi eventi», come i mondiali di nuoto...

Sono stati tutti rinviati a giudizio i 18 indagati legati allo scandalo sugli appalti del G8 (mai realizzato) alla Maddalena e per alcuni dei cosiddetti «grandi eventi», come i mondiali di nuoto romani del 2009. E così, su disposizione del giudice dell’udienza preliminare, il 20 gennaio prossimo compariranno davanti alla ottava sezione penale del Tribunale di Roma l’ex capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, l’imprenditore Diego Anemone, l'ex commissario straordinario ai mondiali di nuoto Roma 2009 Claudio Rinaldi, il funzionario pubblico Mauro Della Giovampaola, l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis e altri 12 indagati. L’ex numero uno della Protezione civile nazionale Bertolaso dovrà rispondere del reato di corruzione, per avere favorito l’imprenditore Diego Anemone nell’assegnazione degli appalti per la realizzazione di alcuni «grandi eventi«: dal summit degli 8 «grandi» che avrebbe dovuto tenersi sull’isola della Maddalena nel 2010 e che fu poi trasferito all’Aquila in seguito al terremoto, fino alle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. Secondo la tesi dell’accusa, Guido Bertolaso avrebbe favorito il costruttore romano Anemone in cambio di denaro e di alcuni benefit a base, tra l’altro, di prestazioni sessuali consumate nelle stanze del «Salaria sport village». Bertolaso, che si è sempre professato innocente rispetto alle accuse, ha ascoltato in aula la sentenza del giudice per le udienze preliminari, abbandonando il Tribunale subito dopo la sentenza di rinvio a giudizio scuro in volto. E se su Guido Bertolaso pesa l’accusa di corruzione, Anemone e Balducci risponderanno anche del reato di associazione a delinquere. I giudici capitolini hanno quindi ritenuto valide le tesi accusatorie della Procura di Roma che aveva «ereditato» l’inchiesta dai colleghi di Perugia, dove è rimasto un filone dell’inchiesta relativo all’utilizzazione di segreti d'ufficio rivelati dall’ex magistrato romano Toro; l’inchiesta aveva però mosso i suoi primi passi a Firenze, dove gli inquirenti individuarono lo strano giro di denaro e di costi sproporzionati dietro l’appalto per la costruzione della scuola allievi marescialli.

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