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Ravasi: clima mutato tra atei e credenti

Superfluo chiedere al «ministro della cultura» della S. Sede se sia soddisfatto al termine di un dibattito ampio e profondo durato circa quattro ore. L'appuntamento straordinario del «Cortile dei...

Superfluo chiedere al «ministro della cultura» della S. Sede se sia soddisfatto al termine di un dibattito ampio e profondo durato circa quattro ore. L'appuntamento straordinario del «Cortile dei gentili», l'evento suggerito da Benedetto XVI per un confronto tra credenti e non credenti, dedicato ieri ai giornalisti è stato molto positivo per il cardinal Ravasi. Il suo faccia a faccia con il fondatore di «Repubblica», Eugenio Scalfari, e il successivo dibattito, diviso in due parti, a cui hanno preso parte sette direttori di giornali e il presidente dell'associazione della stampa estera in Italia, hanno rappresentato un ulteriore passo avanti su una strada da percorrere insieme. Dove può condurre questo cammino? «Lo vediamo da questo confronto – spiega il card. Ravasi – è emblematico di come sia cambiato il rapporto tra atei e credenti. In passato una cosa del genere, con le siepi e le frontiere che esistevano, sarebbe stata impensabile. Ma anche a marzo, rispetto ad oggi, non sarebbe stata la stessa cosa. Il clima è mutato in maniera considerevole». Ma l'atteggiamento della stampa nei confronti della Chiesa è realmente cambiato oppure c'è il rischio che il Papa, per usare un'espressione laica, venga «tirato per la giacca»? È un'impressione avvalorata da alcune affermazioni del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, nel corso del suo intervento (per esempio «il tempo della condanna ha lasciato il posto al tempo della misericordia»). «Il rischio delle strumentalizzazioni è sempre in agguato – risponde il presidente del Pontificio consiglio per la cultura – Ma del resto i temi toccati non sono solo religiosi e sono passibili di ampia discussione. In questo campo le polemiche penso che siano davvero marginali. Invece su questioni dogmatiche e teoriche l'aspetto dialettico continua e qui mi rifaccio alla parte della lettera di Benedetto XVI al prof. Odifreddi che riguarda Cristo» ovvero il passaggio in cui il Papa emerito è piuttosto duro nel contestare affermazioni del matematico prive di fondamento scientifico con «un parlare avventato che non dovrebbe ripetere».

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