Quando il cardinal Bertone fu nominato segretario di Stato da Papa Benedetto XVI, nel giugno 2006, cominciò ad affacciarsi nell’appartamento occupato dal suo predecessore, il card. Sodano, che ci mise un po’ a liberare le stanze della prima loggia del palazzo apostolico affrescate da Raffaello. L’appartamento all’ultimo piano dell’Ordinariato militare, al numero 37 della Salita del Grillo, nel cuore di Roma, non vanterà capolavori rinascimentali ma si sta ripetendo una situazione simile. Lo scorso 11 agosto, infatti, in conformità alle leggi italiane, mons. Vincenzo Pelvi, al compimento dei 65 anni, ha dovuto lasciare l’incarico di ordinario militare, cioé di arcivescovo delle forze armate, che ha svolto con i gradi di tenente generale. Tuttavia, il presule di origini campane non ha ancora lasciato il suo appartamento. Non ha più un segretario particolare ma sembra che di cambiare casa non ne abbia molta voglia. Potrebbe tornare a Napoli ma i rapporti con il card. Sepe sarebbero un po’ freddini, per usare un eufemismo. Saranno voci, ma è un dato di fatto che il porporato prese possesso della diocesi partenopea l’1 luglio 2006 e il 14 ottobre l’allora vescovo ausiliare fu promosso all’ordinariato. Mons. Pelvi è in attesa di un nuovo incarico ma non è detto che arrivi in tempi brevi; nel frattempo, è imminente la nomina del successore. Circola con insistenza il nome di mons. Crociata, attuale segretario generale della Cei: l’annuncio potrebbe arrivare già oggi, al termine del Consiglio episcopale permanente in corso a Roma. Che farà a quel punto mons. Pelvi? Resterà «asserragliato», per usare un termine militare, nelle sue stanze o cederà alle pressioni che lo stesso nunzio in Italia, mons. Bernardini, avrebbe esercitato per fargli liberare l’appartamento? Senza dubbio quella dell’arcivescovo Pelvi è una figura che ha suscitato sentimenti contrastanti, come ha ammesso lui stesso nella lettera di commiato inviata a fedeli e sacerdoti dell’ordinariato: «Ho fatto esperienza - scrive mons. Pelvi - di quella che definirei “persecuzione della menzogna” con accuse false, che mi hanno causato un dolore immenso». Un’autodifesa veemente. Per la sua successione si faceva anche il nome del vescovo di Tricarico, mons. Orofino, ma la scelta di Papa Francesco sembra ormai orientata su Crociata e questo aprirà un’altra partita per riempire la casella di segretario generale della Cei. Del resto, a quasi sette mesi dall’elezione del Pontefice il valzer di nomine è vorticoso. Proprio ieri è giunta la conferma solo a tempo per altri due dicasteri della Curia romana. Con una decisione senza precedenti, Papa Francesco ha confermato «fino al termine dei rispettivi quinquenni» i presidenti del Consiglio per i laici e del Consiglio Giustizia e Pace. Ma mentre quest’ultimo, il card. Peter Appian Turkson, lascerà tra poco più di un anno (fu nominato da Benedetto XVI il 24 ottobre 2009), la proroga per il card. Stanislaw Rylko, che guida il dicastero che tra l’altro organizza le Giornate mondiali della gioventù, dovrà lasciare il suo incarico il 4 ottobre prossimo, essendo stato nominato da Giovanni Paolo II il 4 ottobre 2003. Una decisione che rafforza le voci su un possibile accorpamento del Consiglio con altri organismi della S. Sede. Del resto, dal 1 ottobre il «comitato di saggi» presieduto dal card. Maradiaga incaricato di studiare la riforma della Curia incontrerà il Pontefice e potrebbero essere adottati provvedimenti più «corposi». Circola con insistenza, a questo proposito, l’ipotesi dell’istituzione del «moderator curiae», ruolo per il quale è in forte ascesa il nome del card. Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi e autore di una bozza di riforma adottata come base di lavoro dal «comitato».
E il vescovo in pensione non molla l’appartamento
Costretto al «trasloco», l’ex ordinario militare non vuole andarsene. E scoppia un caso