La Procura generale ricorre contro i patteggiamenti degli imputati usciti dal procedimento ma il processo di Grosseto va comunque avanti e Schettino scarica ogni responsabilità sul timoniere. È la sintesi della nuova giornata di udienze per il naufragio della Costa Concordia al Giglio. L’ex comandante ha reso delle dichiarazioni spontanee in aula affermando che «nel momento in cui ho chiesto al timoniere di mettere il timone a sinistra la nave aveva una accelerazione verso destra. L'errore di non mettere a sinistra, ovvero il ritardo, è la conseguenza dell'errore. Se non ci fosse stato questo, cioè non posizionare il timone a sinistra, di evitare la derapata, non ci sarebbe stato lo schiaffo». Schettino ha spiegato che «con l'effetto del timone a sinistra volevo far ridurre la velocità angolare della poppa, favorendo l'avanzo rispetto alla rotazione». In pratica, allineando la nave agli scogli, secondo Schettino, si sarebbe potuto evitare o attenuare l'impatto. «Ma il timoniere - ha sostenuto l'ex comandante - non eseguì correttamente l'ordine, mise il timone al contrario e urtammo». Secondo i periti del gip, invece, quella maledetta sera del 13 gennaio 2012 le cose non andarono così. Prima di Schettino, ha deposto il capo del collegio di periti, l’ammiraglio Cavo Dragone, secondo cui il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin ritadò effettivamente la manovra di 13 secondi ma a causa della velocità, della prossimità della costa e delle condizioni del mare, l'impatto non era evitabile. «Calcoli matematici è difficile farli - ha precisato - ma secondo noi esistevano buone probabilità che l'impatto ci sarebbe stato comunque». Anche il mancato funzionamento del generatore d’emergenza, secondo gli esperti, non avrebbe influito sul naufragio: «I timoni rimasero sempre a 35 gradi e la nave era comunque ingovernabile: non erano possibili manovre alternative» ha detto l’ammiraglio. Non solo: l’esame della scatola nera ha permesso di accertare che non risultano ordini per correggere i timoni dopo l’impatto, operazione che sarebbe stata comunque impossibile. Schettino ha sempre sostenuto di aver manovrato dopo l’urto per avvicinarsi al porto. Sul mancato funzionamento del generatore di emergenza e altre circostanze, come il motivo per cui la nave non è affondata verticalmente ma si è inclinata, la difesa dell’ex comandante ha chiesto una nuova perizia a bordo del relitto: «Siamo perplessi per il fatto che la Procura si opponga alla richiesta di approfondimento di indagine che abbiamo fatto - ha detto l’avv. Francesco Pepe, uno dei legali di Schettino - È paradossale. Se il comandante avesse qualcosa da nascondere non chiederebbe altre indagini. Quindi il nostro obiettivo adesso è salire a bordo di quella nave per effettuare le nostre perizie e capire quanto accaduto». Nel pomeriggio il Tribunale, presieduto da Giovanni Puliatti, ha respinto la richiesta delle parti civili di sospendere il processo alla luce del ricorso in Cassazione della Procura generale di Firenze contro il patteggiamento di altri cinque imputati di omicidio colposo e lesioni colpose. Roberto Ferrarini, capo dell'Unità di crisi della Costa, patteggiò 2 anni e 10 mesi. L'hotel director della Concordia, Manrico Giampedroni, due anni e mezzo. Gli ufficiali della nave Ciro Ambrosio e Silvia Coronica rispettivamente 1 anno e 11 mesi e 1 anno e 6 mesi, il timoniere Jacob Rusli Bin 1 anno e 8 mesi. Per fortuna la pratica degli «inchini» sembra in declino. Il capitano di vascello Giuseppe Tarzia dallo scorso 10 giugno è a capo della Direzione marittima del Lazio e la consistenza del fenomeno è stata una delle prime cose di cui ha voluto rendersi conto. «Devo dire - afferma - che nel Lazio non si registrano situazioni del genere. Non solo non ci sono "inchini" ma neppure di passaggi ravvicinati sotto costa per favorire, diciamo così, la visibilità delle navi». Eppure il traffico marittimo è consistente, Civitavecchia è il principale porto crocieristico del Mediterraneo. «Senza dubbio - risponde il comandante - Come noto il traffico si caratterizza soprattutto per rotte di linea molto frequentate, in particolare per i collegamenti con la Sardegna e le isole maggiori ma anche con la Spagna e alcuni porti del Nord Africa. Questi traffici sono quelli che più di ogni altro meritano attenzione per la loro frequenza». Però parliamo di collegamenti di linea: e le navi da crociera? «Non ci sono stati segnalati problemi, neppure con isole minori come ad esempio Ponza».
Schettino scarica la colpa sul timoniere
Patteggiamenti, ricorso della Procura generale
