Attualità

Bentornato in questa Famiglia

di Gianni Letta -Caro direttore, la prima volta eri un bambino. Lo ricordo anch'io che ero già qui...

Caro direttore, la prima volta eri un bambino. Lo ricordo anch’io che ero già qui. Avevi 9 anni e Ti accompagnava Tuo padre, Francobaldo, l’inviato di punta di questo giornale, il campione di un giornalismo che forse non c’è più. Testimone e protagonista eccellente di un modo di fare l’inviato speciale come si faceva un tempo, quando non c’era il computer e neppure internet, e quando le immagini della televisione non avevano ancora del tutto sostituito le parole di chi sapeva raccontare. Quei «ricordi in bianco e nero» che porTi con Te, con «quell’odore di piombo» e quella «grancassa delle rotative» che colpirono allora la Tua fantasia di bambino, e che oggi non trovi più in questo Palazzo. Oggi è tutto diverso. La tecnologia ha cambiato i modi, i ritmi e gli strumenti della professione, ma non è cambiato l’amore per questo mestiere, il gusto della notizia, la passione per l’inchiesta, il tormento e l’affanno per la ricerca, l’ansia di verità. Ma soprattutto non è cambiato il rapporto che ognuno di noi, e Tu con noi, ha avuto e avrà con questo giornale, «non un giornale qualsiasi, ma una grande famiglia». È per questo che, la prima volta da Direttore, voglio accompagnarTi anch’io in questo Palazzo dove ho vissuto per trent’anni, quindici da Direttore. Lo faccio perché nel segno della tradizione e della continuità, per riannodare quel filo che, attraverso il giornale, lega le generazioni dei giornalisti come dei lettori, proprio come voleva Renato Angiolillo, il fondatore geniale e mitico di questo giornale. Il Patriarca di questa «grande famiglia». E, come allora, lo faccio con Tuo Padre che al suo e al nostro mestiere ha dedicato un bellissimo libro che sarà presto in libreria. Nelle prime pagine così scrive di Te: «Gian Marco è un figlio d’arte diverso, e forse migliore di suo padre, certamente più moderno e poliedrico, più essenziale. Concepisce il nostro mestiere (il mestieraccio per dirla alla gigiona) come giornalismo d’azione, d’assalto e di esclusiva. Oltre che come caccia privata alla grossa notizia, anche come agonismo, come sconfitta del concorrente. Sempre ossessionato del buco da dare e non da prendere. Questa grinta da detective è un forte propellente...» Ha ragione. È il propellente giusto per rilanciare questo giornale, per ridargli forza e vigore, per vincere la sfida. Volevi fare l’astronauta, e quella vocazione antica Ti aiuterà a navigare con successo negli spazi ancora inesplorati della comunicazione, come sapete fare voi giovani della «generazione della rete», e come non potevamo fare noi ancorati al vecchio mondo, ma animati dalla stessa passione. Un Direttore così saprà rinnovarlo questo giornale, e assicurargli nuove prospettive e nuovi traguardi. Innestando sulle radici antiche i prodigi delle nuove tecnologie per i lettori di oggi e di domani. Con lo stesso spirito di quelli di ieri e nella continuità di una tradizione di cui tutti - quelli di ieri e quelli di oggi - siamo orgogliosi e fieri, perché unica ed irripetibile nel panorama del giornalismo italiano. Auguri Direttore. Ad Majora.

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